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UCRAINA: LA CULTURA VIEN DANZANDO

Chernobyl, belle ragazze, russo e vodka... Questa è l’Ucraina degli stereotipi e dei (falsi) miti. Ma qual è la realtà? L’Ucraina è un paese di serie B o è una nazione dalla cultura forte e vibrante che merita di essere risparmiata dalla banalizzazione tentatrice? Questo è quello che cercheremo di capire in questa intervista. Lo faremo da un punto di vista particolare, quello della danza popolare, una finestra sull’anima del paese più esteso d'Europa: l’Ucraina. Leggi l’intervista…

GROENLANDIA: TERRA DI GHIACCIO E DI CULTURA

Vita e morte. Un dualismo che i groenlandesi conoscono molto bene. Un passo falso e si varca un confine stabilito dalla natura stessa. In questo contesto selvaggio ed estremo, i groenlandesi sono riusciti a sopravvivere con tenacia ed ingegno per migliaia di anni. Molte sono le culture e le storie che si sono incontrate in questo luogo dominato dai ghiacci, chiamato Groenlandia, in inglese Greenland. Ma perché chiamare ‘’verde’’ una terra che è coperta per l’80% da ghiaccio? Chi sono gli Inuit? E i Thule? A chi appartenevano gli otto corpi mummificati rinvenuti a Qilakitsoq? Chi era la Madre del Mare? E l’orfano Kaassassuk? Perché molti figli della Groenlandia hanno sul loro passaporto la scritta N.N.? Tutto questo e molto altro nell’interessante intervista a Dorthe Katrine Olsen, direttrice del Museo di Sisimiut. Leggi…

''QUESTO MAROCCO CHE AMIAMO E CHE CI FA MALE''

«L'istruzione è l'elemento essenziale per emancipare una società. Questa dovrebbe essere la nostra priorità assoluta. Purtroppo non è così. Quindi continuo a martellare sull'urgenza di educare i nostri figli. Piuttosto che costruire moschee, costruiamo scuole. Soprattutto in campagna. In passato, la moschea era sinonimo di scuola. Ma i tempi sono cambiati. Gli anni di piombo in Marocco sono stati un disastro perché il regime, diffidando della cultura, ha reso il minimo servizio. Il nemico all'epoca era il comunismo. Così ha messo un tappeto rosso per salafiti, ouhabisti e altre fazioni che sostengono un Islam rigorista. L'unico modo per combatterli è educare i giovani, dare loro armi intellettuali per non farsi abbracciare dalla cultura della violenza.» Intervista a Mahi Binebine, uno dei più grandi scrittori e artisti marocchini contemporanei, che ci racconterà di ‘’questo Marocco che manca di audacia e di follia, dove vivere arrangiandosi è tradizione’’. Leggi l’intervista…

ARMENIA: L'ULTIMA NOTA

5.000 vittime. Un dato, un calcolo. Ma i numeri, per loro stessa definizione, sono degli enti astratti, senza volto. Oggi voglio dare un nome e un viso drammaticamente reale ad una di quelle 5.000 persone morte in Nagorno Karabakh. Lui si chiamava Mher Potoyan, aveva ventidue anni e come ogni ragazzo della sua età voleva vivere con e per la sua passione, la musica. ‘’Era il 2019 e Mher fu chiamato per il servizio militare di leva obbligatorio. Quando fu arruolato, portò con sé il suo kamancheh. Durante quei duri mesi, suonava il suo strumento insieme ad altri musicisti negli scantinati della loro unità militare e in trincea. Non ha mai abbandonato la musica. Poi, il 27 ottobre del 2020, la guerra ha messo a tacere l'incomparabile voce del kamancheh di Mher.’’ Potrà la musica diventare uno strumento di pace? Armeni e Azeri potranno un giorno suonare insieme e far vincere il dialogo sul risentimento? Leggi l'intervista...

NORTH CAROLINA: Natura e cultura

«La mia infanzia nei boschi del North Carolina è stata determinante. Tra quei boschi ho fatto le mie prime incursioni a caccia di ramoscelli. Ricordo che con i miei fratelli e le mie sorelle scavavamo dei boschetti viventi per ricreare una sorta di casa, con camere da letto, cucina e molto altro. Credo che il compito di un artista visivo sia quello di creare qualcosa che induca gli spettatori a correre. L’artista deve costruire un'illusione così avvincente da incoraggiare la partecipazione.» Intervista al land artist americano Patrick Dougherty. Leggi l’intervista…

ARTICOLI IN EVIDENZA

I paesi balcanici hanno mantenuto uno stretto legame con le antiche tradizioni pagane legate alla dimensione agreste. Quasi tutte le usanze hanno avuto origine prima delle incursioni romane e slave nella penisola. I due popoli che hanno lasciato il maggior numero di rituali sono i Traci e i Daci. Entrambe le civiltà praticavano culti pagani che hanno resistito all’avvento del cristianesimo. Uno dei rituali più mistici è la Paparuda o Dodola, un antico rito per invocare la pioggia. Leggi l'articolo

La Turchia e l’Egitto sono accumunati dall’antica tradizione del teatro delle ombre. Nella versione turca, il tema centrale delle commedie sono i contrasti fra i due personaggi principali: Karagöz l'uomo del popolo, illetterato e diretto, e Hacivat il rappresentante della borghesia corrotta. L’equivalente egiziano di Karagöz è Aragoz, un burattino a guanto. Le varie teorie sull’origine e sull’appartenenza di questo personaggio hanno generato diatribe che sono state risolte dall’Unesco. Leggi l'articolo


Fantasia, nota anche con il nome di Tbourida o Gioco della Polvere, designa una manifestazione equestre che ebbe origini dai berberi del Maghreb per mostrare la forte relazione tra l'uomo e il cavallo. La Fantasia si svolge in gruppo e ha come soggetto basilare i cavalli berberi che, guidati da cavalieri, si esibiscono in un esercizio di carica militare e di tiro a distanza per ricordare i tempi in cui gli invasori stranieri si infiltrarono nel territorio marocchino. Leggi l'articolo

Nel 1989 gli speleologi del GERSL rinvennero 8 corpi mummificati nella grotta di 'Assi el Hadath, nella valle di Qadisha, nel nord del Libano. Il ritrovamento delle mummie fu una delle più sensazionali scoperte dell’archeologia libanese e contribuì a delineare gli equilibri sociali e religiosi della regione in epoca medievale. Dopo varie peripezie durante la guerra civile per condurle in sicurezza nella capitale, oggi le mummie sono esposte nel Museo Nazionale di Beirut. Leggi l'articolo


Mardin, sud-est della Turchia. Tra i vicoli color ambra della città, due bellissimi occhi seguono i nostri passi. Due grandi occhi di donna che tutto vedono e che tutto osservano. Un rumore di risa. Un sibilo. E l’incantesimo è compiuto. Il suo nome è Şahmeran, la regina dei serpenti. Questa è la sua storia. Leggi l'articolo

Primo film realizzato in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein, Turtles Can Fly (2004) è una storia onesta e straziante di sfollamenti, traumi e sopravvivenza. Diretto dal cineasta iraniano-curdo Bahman Ghobadi, il film è ambientato in un campo profughi curdo al confine iracheno-turco, alla vigilia dell'invasione USA dell'Iraq del 2003. Toccante, commovente e terribilmente vero. Leggi l'articolo


‘’Nel primo minuto dopo la sua morte, la coscienza di Tequila Leila iniziò a diminuire, lentamente e costantemente, come una marea che si allontana dalla riva. Le sue cellule cerebrali, avendo esaurito il sangue, erano ora completamente prive di ossigeno. Ma non si sono arrestate. Non subito‘’. La Shafak dà voce agli ultimi della società, raccontando i 10 minuti e 38 secondi che intercorrono tra la morte fisica e cerebrale di Leila, una prostituta di Istanbul assassinata e gettata nell’immondizia. Leggi l'articolo

Oltre ai berberi e agli arabi, il paesaggio etnico del Marocco ha visto nel corso della storia il passaggio di altre minoranze che hanno lasciato un’importante eredità culturale. Tra essi si distingue l’etnia gnawa, una popolazione di origine subsahariana che, se fino ad un passato recente era sinonimo di schiavismo, oggi è divenuta motivo di vanto. Il termine Gnawa ha tre accezioni, una riferita al gruppo etnico, una alle confraternite spirituali e, infine, una legata alla musica. Leggi l'articolo


DESTINAZIONI IN EVIDENZA

''Poso la matita. Sono esausta. Alzo lo sguardo e vedo nel riflesso dello specchio che il cielo ha iniziato a cambiare colore. Le luci di Tabriz si sono spente e gli stradini sono spariti. Anche i cani hanno smesso di abbaiare. Proprio adesso che il mio spirito si è calmato è ora di rimettermi in marcia.  Prima di lasciare la camera guardo verso sud. Una fredda brezza mi scompiglia i capelli e mi ricorda di avere le labbra bruciate. Chiedo notizie al vento. Chissà dove sta dormendo il giovane re. Spero che anche dalla sua inquietudine nasca qualcosa di buono. Con questi pensieri, lego i miei capelli nel foulard e parto con la mia valigia di speranze verso una nuova avventura. Shi-raz.''  Leggi ancora...

''Ripensai al ragazzo tedesco che avevo incontrato nel santuario di Shāh Cerāgh. La sua espressione, vigile e desta, non aveva tradito alcuna emozione. Il suo, fu un feroce tentativo di infrangere con prosastiche parole la poesia in cui eravamo immersi. Quando ci salutammo, i suoi occhi fecero un sorriso di ironico compatimento, come quando si guarda un pazzo che rincorre un’ombra. Sicuramente, ovunque si trovasse quella notte, la sua mente era tranquilla e il suo cuore era salvo da ogni moto di palpitazione. Ero davvero pazza? O era lui ad esserlo? Chi avrebbe creduto o capito che esiste una lingua senza parole?'' Leggi ancora...


Bouarfa, regione orientale del Marocco. In pochi la conoscono. Anche per me, la prima volta che partii per il Marocco, era solo un punto segnato su una cartina molto ingrandita. Mai avrei immaginato che in quel piccolo puntino al confine con l'Algeria, avrei fatto la mia più immensa esperienza di vita. Ricordo che quando arrivai, mi sembrò di essere finita in un luogo dimenticato da Dio, silenzioso, sbiadito, con poche luci ad illuminarne la sagoma. Il giorno successivo fui accolta per la prima volta dal la3jaj, il vento carico di sabbia rossa, che credevo volesse farsi beffa di me, impedendomi di vedere il luogo in cui ero arrivata dopo tanto sforzo. Oggi, qualche anno dopo, so che quel vento è stata una benedizione perché mi ha insegnato che anche l'ultimo degli ultimi ha un cuore nobile, ricco e puro che merita di essere ascoltato. Ho imparato che la saggezza non sta nascosta nelle pagine dei libri, ma vive nelle pieghe di un vestito fatto di stracci. Leggi ancora...

Şanliurfa, l'antica Edessa. Una città dai mille volti e dalle mille storie. Poco conosciuta rispetto ad altri luoghi della meravigliosa Turchia, Urfa lascia senza fiato per la vastità di possibili cammini ed incontri. Gli occhi dei suoi abitanti sono pieni di orgoglio. Sanno perfettamente che chiunque venga in questa terra, tornerà diverso, arricchito. Ancor prima di partire per Şanliurfa, o per qualsiasi altra città nota solo per le tensioni di carattere politico e militare, si ha già fatto una scelta. Si è scelto di non accettare una visione standardizzata. Si è scelto di dare dignità a questi luoghi e a queste persone, non con l’ipocrisia passiva di chi scorre sui social le foto dell’ultimo bombardamento, ma con la voglia attiva di conoscere direttamente senza intermediari. Le problematiche in queste aree esistono e purtroppo continueranno ad esserci. Questo tuttavia non deve essere un motivo per non partire o per fermarsi al compatimento. Visitare questi luoghi e farli conoscere per il loro vero volto, diventa un dovere per garantire il diritto d’identità. Leggi ancora...


Lungo i binari della storica ferrovia che costeggiava il confine sudorientale tra Marocco e Algeria, si trova una cittadina di paglia e argilla. Il suo nome è Figuig, l’ultima oasi del Marocco. In questa città fantasma, tra palme e sorgenti, vivono delle persone che si rendono sempre protagoniste di un gesto generoso. Quelle pochissime cose che possiedono, le condividono con una gioia sincera. Questa purezza d’animo e l’assoluta mancanza di egoismo, ci fa impallidire. Ci fanno rendere conto che noi, occidentali che abbiamo tutto, in realtà abbiamo poco. Quella donna che mi fece entrare nella sua casa senza sapere nemmeno da dove venissi e mi offrì un bicchiere di latte, mi insegnò che la chiave non è solo uno strumento per chiudere una porta, ma è la metafora di un atteggiamento che ci induce ad estraniare quello che non fa parte del nostro mondo o che sembra non portare benefici. Queste realtà in cui non esistono vantaggi o svantaggi, ma solo un arcaico e puro senso di umanità, sono preziose per noi occidentali, troppo abituati a chiudere tutto a doppia mandata. È stato bello vivere in un luogo lontano dal nostro concetto di mondo evoluto, in cui la chiave non esisteva, né per le porte, né per i cuori. Leggi ancora...

Dove le aspre montagne color zafferano guidano il Tigri verso sud, le rocce indietreggiano davanti all’immensa pianura fertile e arrestano la loro corsa in una città che racchiude nel suo antico ventre i segreti di molte genti. Si tratta di Mardin, l’orgogliosa terrazza curda sulla terra di Mesopotamia. Tra i vicoli color ambra della cittadella, il tempo sembra essersi fermato. Il cavallo del saponiere dà scacco matto al re del venditore di caffè. Il sole gioca a nascondino con le foglie dei sicomori. Le silenziose cupole delle madrase attendono il namaz, unico richiamo alla realtà. Tra gli ayàt illuminati dal sole, si odono le risa di Şahmeran, la regina dei serpenti. Un sibilo. E l’incantesimo è compiuto. Affacciarsi da questa grande terrazza di nome Mardin e guardare la Mesopotamia, non è solo cercare le vestigia di un glorioso passato, ma interrogarsi sulle tracce che il presente lascerà sul futuro. E mentre i nostri pensieri ripercorrono le antiche vie della storia dell’uomo tra passato e presente, in questa terrazza di confine, tra le montagne e la pianura, tra la pace e la guerra, tra realtà e poesia, il nostro cuore viene rapito da un intrigante e invisibile incantesimo non spiegabile con le sole parole. Leggi ancora...


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