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Algoritmo, un futuro patrimonio culturale immateriale

L’UNESCO - Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, istituita a Parigi il 4 novembre 1946, è nata dalla generale consapevolezza che gli accordi politici ed economici non sono sufficienti per costruire una pace duratura che garantisca il rispetto universale dei diritti dell’uomo, il dialogo interculturale e il rispetto dell’ambiente. Per questa ragione, la Conferenza generale dell’Unesco tenutasi a Parigi nel 1972, stilò una lista di siti che, dal punto di vista storico o naturalistico, avevano un eccezionale valore universale da salvaguardare e valorizzare. Da allora ogni anno, un apposito comitato si riunisce per vagliare le candidature presentate dai singoli Stati per ottenere il titolo di Patrimonio Culturale Mondiale. Secondo l'ultimo aggiornamento effettuato nella riunione del 43º Comitato per il patrimonio dell'umanità a Baku tra il 30 giugno e il 10 luglio 2019, la lista è composta da un totale di 1.121 siti (di cui 869 beni culturali, 213 naturali e 39 misti) presenti in 167 stati del mondo. L'Italia e la Cina sono le nazioni che detengono il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell'umanità (entrambe con 55 siti), seguite dalla Spagna (48 siti), dalla Germania (46 siti) e dalla Francia (45 siti). Nel 2003 l’Unesco ha riconosciuto una nuova categoria di patrimoni intangibili, noti come Patrimoni Culturali Immateriali. Oltre ai beni universali tangibili, come siti, parchi e monumenti, anche tutte le tradizioni, le competenze e le conoscenze trasmesse da una generazione all’altra, ricoprono una componente fondamentale del patrimonio culturale mondiale. 

Per “patrimonio culturale immateriale” s’intendono le pratiche, rappresentazioni, espressioni, sapere e capacità, come pure gli strumenti, artefatti, oggetti, e spazi culturali associati, che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi anche i singoli individui, riconoscono come parte integrante del loro patrimonio culturale. Ciò che è rilevante al fine di stabilire il valore del patrimonio, non è la singola manifestazione culturale in sé, ma il sapere e la conoscenza che vengono trasmessi di generazione in generazione e ricreati dalle comunità. Il patrimonio immateriale garantisce un senso di identità e continuità ed incoraggia il rispetto per la diversità culturale, la creatività umana, lo sviluppo sostenibile, oltre che il rispetto reciproco tra le comunità stesse ed i soggetti coinvolti. 

Date le premesse, è stata lanciata nel 2017 una petizione per riconoscere gli algoritmi come Patrimonio Culturale Immateriale. Nonostante in un primo momento l’associazione tra le misure di calcolo e la cultura non sia immediata, analizzando il funzionamento degli algoritmi e comprendendone il valore umano oltre che tecnico, risulta chiaro che appartengono alla categoria delle conquiste immateriali dell’intelligenza umana. Nel video realizzato da Alessandro Bogliolo, professore di Sistemi per l'elaborazione dell'informazione all'Università di Urbino, in collaborazione con Rai Scuola, viene spiegato cosa si intende per "rappresentazione numerica" e perché sia così importante, sia per la matematica che per l'informatica.

Come spiega il prof. Bogliolo (vi suggerisco di seguire il MOOC da lui tenuto dal titolo Umano Digitale), il termine algoritmo deriva dal nome, deformato nella traduzione latina in Algorithmi, di un matematico persiano, Muḥammad ibn Mūsa al-Khuwārizmī. Nato nel IX sec. nella regione della Corasmia (Uzbekistan) e vissuto a Baghdad, al-Khuwārizmī scrisse un trattato di algebra pratica (il più antico che esista in arabo) che, diffusosi in Occidente, contribuì a far conoscere i risultati conseguiti dagli Arabi in tale campo. Fu lui a diffondere i numeri che, erroneamente, definiamo ‘’arabi’’. Le cifre dallo 0 al 9 sono in realtà provenienti dal sistema numerico indiano, trascritto e studiato da al-Khuwārizmī, e giunti nel mondo occidentale solo nel XII secolo, con Abelardo di Bath e Fibonacci. Questa prima sequenza di numeri, divenuti poi schemi sistematici di calcolo, è oggi alla base delle procedure di codifica e soluzione di una certa classe di problemi. 

Se è vero che “il patrimonio è la nostra eredità dal passato, ciò con cui conviviamo oggi e ciò che passiamo alle generazioni future’’ e che ‘’ciò che rende eccezionale il concetto di Patrimonio Mondiale è la sua applicazione universale”, gli algoritmi meritano a pieno titolo di essere inseriti all’interno della lista dei Patrimoni Culturali Immateriali. Il testo originale della petizione, redatto in inglese dai CodeWeek Ambassadors riuniti a Bruxelles il 12 settembre 2017, è disponibile al seguente indirizzo, dove può essere sottoscritto da chiunque lo approvi e voglia sostenerlo.



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