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Il falso nemico: perché non sconfiggiamo il califfato nero

di CORRADO FORMIGLI

‘’ «Babbo è vero che torni in Iraq?» La domanda di mia figlia quindicenne è una pugnalata. (…) Sì è vero Sofia. Vado a Baghdad, dove tutto è cominciato. Dove l’invasione sciagurata del 2003 ha asfaltato le strade del califfo. E vado a Falluja, dove l’Is è nato dieci anni fa con un altro nome. (…) Vado a Baghdad dove migliaia di persone innocenti hanno perso la vita nella nostra completa indifferenza. Gli ultimi sono bruciati vivi in uno shopping mall di Karrada, nel centro della città. Trecentoventiquattro morti, e molti erano bambini. Non sono stati trovati pezzi più grandi di un mignolo. L’odore di quei corpi non riesco a levarmelo di dosso. Eppure, nei giorni di quella strage, i nostri cuori erano altrove. Erano a Dacca, per esempio, dove nove italiani sono stati trucidati da altri terroristi legati all’Is. Nelle stragi vale solo il colore del passaporto. È un’amara verità che non ci rende più cattivi degli altri. Invece quei morti contano Sofia, e per questo voglio raccontarli anche a te. Perché quello che vivrà la tua generazione sarà il riflesso di questi anni divorati dall’odio’’

Un reportage dalle zone più̀ infuocate del mondo, a tu per tu con la follia e il dolore, ma anche il tentativo di capire cosa si nasconde dietro il sanguinoso gioco di specchi che chiamiamo califfato nero.

CONTENUTO

L’onda nera sta dilagando, cambiando per sempre il volto del mondo e le nostre abitudini. Si diffonde come un cancro, si insinua nelle nostre vite. Ma chi propaga l’infezione? Com’è stato possibile che poche migliaia di jihadisti abbiano inventato dal nulla uno Stato grande come il Regno Unito e siano in grado di organizzare stragi in ogni angolo del pianeta?Questo libro racconta quali incredibili complicità̀ e quanta occidentale sapienza si nascondano sotto la maschera dei nuovi terroristi. Che si sono formati sotto gli occhi delle grandi potenze, riprendono le esecuzioni come nei film di Hollywood, hanno connessioni internet ultraveloci e autostrade su cui sfrecciano indisturbati trasportando armi fabbricate in Occidente. Il nemico non è sempre quello che sembra. Basta guardare alla sofferenza delle vittime di questo massacro infinito, donne bellissime e bambini senza futuro, profughi da Aleppo a Milano. Perché́ se in Italia l’orizzonte muore a Lampedusa, sui corpi dei migranti, nel cimitero delle barche, se è quello l’ultimo confine da difendere, allora l’Europa non ha avvenire. Mentre è solo occupandoci dei nostri errori e del loro dolore che potremo avere una chance. C’è una guerra in corso, e non la stiamo vincendo. Il califfo è già̀ qui tra noi, confuso tra la folla. Coi suoi mille volti, pronto a morire per rinascere ancora.

L'AUTORE

CORRADO FORMIGLI Giornalista televisivo e conduttore di Piazzapulita su La7, è stato il primo giornalista italiano a entrare a Kobane durante l'assedio dello Stato islamico. NEgli ultimi venr'anni è stato inviato nei principali contesti ed eventi internazionali per Rai, Mediaset, SkyTG24 e La7. Ha vinto per due volte il premio Ilaria Alpi per i suoi reportage sulle stragi islamiste in Algeria e l'apartheid in Sudafrica. Recentemente ha pubblicato Impresa impossibile. Storie di italiani che hanno combattuto e vinto la crisi (Modadori 2013) e Il falso nemico. Perché non sconfiggiamo il califfato nero (Rizzoli 2016).


‘’Ogni volta che torno dalla guerra è più difficile ricomporre i pezzi, ricostruire i lineamenti del califfo. Capire chi siano i suoi veri amici e i falsi nemici’’

‘’Il confronto con l’Italia è sempre traumatico. Quando nel dicembre 2014 sono tornato dal fronte di Kobane, dove un manipolo di combattenti curdi difendeva a mani nude i confini dell’Occidente, nel nostro Paese infuriava Mafia Capitale, lo scandalo sulle tangenti legate ai profughi e all’accoglienza. Da una parte, giovani siriani morivano per la libertà e la democrazia. Dall’altra, una democrazia, la nostra, sprofondava nel cinismo e nella corruzione. Sulla pelle dei migranti. Quei massacri non ci hanno sconvolto. Abbiamo lasciato che migliaia di persone inermi venissero uccise. Perché? Perché i governi occidentali si sono messi in moto così tardi e disordinatamente? Com’è stato possibile che poche migliaia di jihadisti abbiano realizzato uno stato grande come la Gran Bretagna e si siano dotati di armi sofisticate, mentre ai loro unici nemici sul terreno, i curdi, venivano lesinate perfino le pallottole? Chi ha finanziato l’Is? Chi lo ha protetto? Perché Milošević e Karadžić furono fermati a suon di bombe e Al Baghdadi è stato tollerato?’’

‘’ Per cosa combattete? «Per l’indipendenza curda. Per la libertà e la democrazia» mi risponde il primo. E un sorriso largo e imbarazzato gli illumina il viso mentre i colpi di kalashnikov si fanno sempre più vicini. Lasciamo la postazione e torniamo in basso, strisciando fra muri pericolanti e intercapedini nel cemento. (…) Ancora spari mentre ci portano via, lontano da qui. «Vi hanno visto, l’obiettivo siete voi. Non vogliono che il mondo sappia che li stiamo fermando.» Mentre torniamo nelle retrovie, provo a ricordare i fronti di guerra della mia vita. Non mi viene in mente una trincea così vicina a un Paese della Nato eppure totalmente priva di organizzazioni umanitarie. Non vedo ambulanze né medici o ospedali da campo. Nessuna missione internazionale ha messo piede a Kobane. (…) Gli ufficiali curdi sono in diretto contatto con il comando USA: «Quando c’è una situazione di pericolo imminente, li avvertiamo comunicando la posizione del nemico e i droni intervengono» spiega il comandante. Eppure, nonostante la supremazia dell’aria, le belve nere non arretrano, perché? «Perché gli americani non vogliono la nostra disfatta ma neppure la distruzione totale del nemico. Se volessero, potrebbero annientarli» ’’

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