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Jardin Majorelle, l’Eden di Marrakech

MARRAKECH - MAROCCO

Piazza Jamaa el Fna, Marrakech. Una folla scomposta si muove frenetica tra le vie della medina, dove furbi ammaestratori di scimmie e di cobra si contendono il dominio della piazza principale con i guerrab e i venditori di tanjia. Non un secondo di sosta, non un secondo di silenzio. In una parola: caos. 

Il richiamo alle cinque preghiere non basta a dare un po’ di tregua alle orecchie e agli occhi. In questa incessante marea di colori, odori e grida che inonda Marrakech, esiste solo un porto sicuro in cui trovare ristoro per qualche ora. L’indirizzo è Rue Yves Saint Laurent. La destinazione è il Giardino Majorelle, un microcosmo di pace che pervade l’anima di chi varca la sua soglia.

Jardin Majorelle, l’Eden di Marrakech
Jardin Majorelle, l’Eden di Marrakech

Dall’ocra rossa della calda medina, a un tuffo nel blu. Non un blu qualsiasi, ma una tonalità unica, tanto da prendere il nome di ‘’Bleu Majorelle’’. Questo colore fra l’oltremare e il cobalto, ispirato alle tradizionali gamme cromatiche di blu dei berberi dell’Atlas, strega e seduce chiunque lo veda. Il creatore di questo microcosmo, fu il pittore orientalista Jacques Majorelle. Dopo aver visitato la città di Casablanca, l’artista francese giunse a Marrakech. Fu amore a prima vista: decise di non rientrare in patria e di trasferirsi con la moglie nel quartiere francese di Guélize. Nel 1923 acquistò un appezzamento di terreno di circa un acro vicino a un palmeto per costruirvi la sua nuova casa. Quando divenne più stabile, iniziò a dar sfogo al suo genio creativo. La sua idea era quella di creare un equilibrio perfetto tra natura e architettura, fondendo lo stile berbero con le forme cubiste, per poi inserirli in un giardino botanico con piante provenienti dai cinque continenti. Con queste parole il pittore descrisse i duri anni della realizzazione della sua idea: “Questo giardino è un compito epocale, al quale mi dedico interamente. Mi ci vorranno gli ultimi anni e cadrò, esausto, sotto i suoi rami, dopo avergli dato tutto il mio amore”. Per riuscire in questa impresa, commissionò all’architetto Paul Sinoir la costruzione della sua casa, all’interno di un palmeto che sarebbe diventato il cuore pulsante dell’intero complesso. Majorelle, che oltre ad essere un pittore era un appassionato di botanica, si dedicò alla realizzazione del giardino, con l’installazione di piante esotiche, fontane, laghetti, pergolati, tutti incastonati in uno stile progettuale che mescolava il decorativismo dell’architettura marocchina all’Art Nouveau. Ispirandosi alle forme dell’architetto cubista Robert Mallet-Stevens, Majorelle compose con maestria e amore il suo giardino-mosaico, utilizzando come tasselli le piante che aveva acquistato nei suoi viaggi intorno al mondo. Il verde di cactus, palme, bambù, salici piangenti, gelsomini, agavi, ninfee, cipressi, buganvillee e felci, conviveva con il giallo limone delle fioriere e con il blu ammaliante degli edifici. 

I costi di manutenzione cominciarono ad essere ingenti, così nel 1947 Jacques Majorelle decise di aprire il suo eden personale al pubblico. Poco dopo, in seguito al divorzio con la moglie, il pittore fu costretto a dividere la proprietà. Era solo l’inizio di un periodo tragico. Un grave incidente automobilistico gli costò l’amputazione della gamba sinistra. Per sostenere i costi delle operazioni chirurgiche, fu costretto a vendere la sua parte di villa. Fu un dolore immenso che lo accompagnò fino alla sua morte, avvenuta nel 1962 a Parigi, dove stava tentando di curarsi. Con la scomparsa di Majorelle, il giardino e la villa caddero in rovina. Il blu berbero restò solo, ma speranzoso di poter trovare una nuova anima pura da sedurre e da attirare a sé. L’attesa durò poco: alla fine degli anni ’60, un nuovo artista fu rapito dalla bellezza e dal blu dell’Eden di Marrakech. Questo uomo era il “piccolo principe della moda” della Rive Gauche: Yves Saint Laurent, il genio della moda che riuscì a traslare capi dal guardaroba maschile in quello femminile e che era solito definirsi ‘’un fabbricante di felicità‘’. La sua moda era concepita come commistione tra arte, design, cultura e viaggi. Tanto quanto le sue creazioni e il suo stile erano graffianti e audaci, così la sua psiche era delicata e spesso precaria. 

Yves Saint Laurent nel Jardin Majorelle, Marrakech
Yves Saint Laurent nel Jardin Majorelle, Marrakech

Nato in Algeria e immigrato a Parigi dove lavorò giovanissimo per ChristianDior, il giovane Yves fu chiamato a prestare il servizio militare nella Guerra d’Algeria. Questa esperienza lo segnò profondamente: fu ricoverato in un ospedale psichiatrico dove subì trattamenti pesanti, tra cui l’elettroshock. Nonostante queste dolorose vicissitudini, Saint Laurent continuò ad ascoltare e ad esprimere la propria genialità. Un animo delicato e al contempo forte, preda perfetta per il blu del Jardin Majorelle. Il loro incontro fu fatale. Nel 1966, durante un viaggio a Marrakech, Yves Saint Laurent scoprì il giardino e ne rimase stregato. Quattordici anni dopo il suo primo viaggio a Marrakech, gli giunse la notizia che la proprietà sarebbe stata rasa al suolo e trasformata in un complesso alberghiero. Non ci pensò due volte. Insieme al compagno e socio d’affari Pierre Bergé, acquistarono la villa e il giardino, determinati a ridonargli lo splendore di un tempo. Perfezionarono il sistema d’irrigazione sfruttando la tradizione marocchina, nota per riuscire a compiere miracoli con il sistema di canalizzazione delle acque, ripristinarono i vecchi depositi d’acqua e conferirono ancora più importanza alle vasche e alle fontane, elementi fondamentali nella cultura islamica. La flora venne arricchita, passando dalle 145 specie alle 300 attuali, creando un eden snodato tra alberi ad alto fusto, dense foreste di bambù e un giardino di cactus. Fu inoltre aperto un museo dedicato alla cultura berbera in quello che era lo studio di pittura di Jacques Majorelle, con una collezione di circa 600 oggetti tra armi, gioielli, tappeti. Con l’aiuto di Yves Saint Laurent, il giardino era tornato ad essere l’Eden di Marrakech.

Lo stilista ribattezzo il giardino con un nuovo nome, ‘’Villa Oasis’’, ma rimase sempre fedele all’idea del suo fondatore per cui questo luogo avrebbe dovuto essere un’oasi in cui i colori dell’arte si mescolano a quelli della natura. Il legame tra Yves Saint Laurent e il giardino era così profondo da far sì che l’artista della moda lo scegliesse come futuro luogo di sepoltura. Quando nel 2008 lo stilista morì, le sue ceneri furono disperse nel giardino delle rose del Jardin Majorelle e in quel luogo fu costruito un memoriale in suo onore. È commovente pensare l’anima di colui che diceva che ‘’Il profumo è il fratello del respiro’’ potrà per sempre vivere e respirare tra le rassicuranti e dolci note delle rose di Marrakech.

Memoriale di Yves Saint Laurent, Jardin Majorelle - Marrakech
Memoriale di Yves Saint Laurent, Jardin Majorelle - Marrakech

Nel 2010 anche il popolo marocchino, grato per l’amore che questo genio aveva profuso per Marrakech donandole uno dei luoghi più suggestivi della città, decise di intitolargli la strada in cui si trova il giardino. Nello stesso anno, il compagno Pierre Bergè, donò Villa Oasis alla Fondazione Pierre Bergè – Yves Saint Laurent. «Ti ho molto amato e anche se non potrò più vederti coricare, non ti dimenticherò e verrò un giorno a cercarti nel nostro giardino». Con queste parole Pierre salutava l’amato Yves. Credo che sia questo il segreto della bellezza del giardino. Non è solo un’opera d’architettura e di botanica maestrale, ma è un atto d’amore. Una passione che ha travolto due grandi artisti, legandoli per sempre al destino di questo giardino tinto di blu. “Questa città mi ha insegnato cosa sono i colori e ho abbracciato la sua luce, i suoi sfacciati contrasti e le sue intense invenzioni”, raccontava Yves Saint Laurent. “Prima di Marrakech, tutto era nero’’.



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