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Le Amazzoni, il popolo delle donne guerriere

TURCHIA

“Le loro donne cavalcano, tirano con l’arco, usano le lance in galoppo e combattono contro il nemico finché sono vergini. Anzi, non compromettono la loro verginità sino anche non hanno ucciso almeno tre nemici (…) Gli manca il seno destro. Quando sono ancora bambine, le madri premono loro contro quella parte del corpo uno speciale apparecchio di bronzo rovente e questa bruciatura inibisce la crescita della mammella. La forza va così ad alimentare la spalla destra e il braccio destro.”

Ippocrate 

Mosaico delle Amazzoni, Parco Nazionale di Tzipori - Israele
Mosaico delle Amazzoni, Parco Nazionale di Tzipori - Israele

Il mito delle Amazzoni affascina storici dell’arte e studiosi di mitologia da oltre duemila anni. Se nell’immaginario comune le indomabili guerriere sono figure leggendarie, la realtà storica ha accertato la loro esistenza in una regione compresa tra la Cappadocia e la costa meridionale del Mar Nero. Anche se furono i greci aimmortalare la loro esistenza, il popolo delle donne guerriere non era di origine ellenica. Le Amazzoni appartenevano al popolo dei Sauromăti, una civiltànomade di ceppo iranico affine agli Sciti, che all’epoca si era stabilita tra il Ponto e la Cappadocia. Questa tesi è avvalorata da Erodoto di Alicarnassoe Strabone, il quale identificò la capitale del regno delle Amazzoni nella città di Temiscira, odierna Samsun. La figura delle Amazzoni non appare solo nelle testimonianze degli storici greci, ma anche in molti poemi e racconti mitologici, primo tra tutti l’invasione dell’Attica a difesa della principessa Antiope rapita da Teseo, re di Atene. Le donne guerriere sono inoltre al centro della nona fatica di Eracle, nell’episodio in cui Euristeo, re di Micene, ordina all’eroe di impadronirsi della cintura che il dio Ares aveva donato a sua figlia Ippolita, regina delle Amazzoni. 

Eracle e Ippolita, regina delle Amazzoni
Eracle e Ippolita, regina delle Amazzoni

Il fatto che tutte le storie e le testimonianze riguardati le Amazzoni appartenessero alla tradizione ellenistica, ha contribuito alla diffusione di una teoria errata secondo la quale il termine ‘’Amazzone’’ deriverebbe dal greco antico ‘’a-mazos’’, ‘’senza seno’’. La descrizione del celebre medico greco Ippocrate, parrebbe confermare il mito dell’amputazione della mammella destra durante l’infanzia, per facilitare il tiro con l’arco. Tuttavia, le numerose rappresentazioni pittoriche e plastiche delle Amazzoni, smentiscono la pratica di rimozione del seno. Gli studiosi odierni credono che i greci abbiano descritto le Amazzoni come guerriere spietate e dedite a pratiche di mutilazione per due ragioni: esse rappresentavano una trasgressione vivente al normale ruolo della donna nella società e, soprattutto, erano barbare, cioè non greche. La fierezza dell’indole delle Amazzoni, unitamente alla considerazione che avevano dell’uomo solo come mezzo per la conservazione della specie, fece emergere la misoginia greca. In un episodio dell’Iliade, viene chiaramente palesato il punto di vista greco, arrivando addirittura alla necrofilia come simbolo della vittoria maschile sulle donne. 

Il Cratere delle Amazzoni, dipinto dal ceramografo ateniese Euphronios intorno al 510 a.C.
Il Cratere delle Amazzoni, dipinto dal ceramografo ateniese Euphronios intorno al 510 a.C.

Omero narra le gesta della regina delle Amazzoni Pentesilea, alleata di Priamo, re dei Troiani. Come ogni barbaro, era inevitabile che anche la regina amazzone si scontrasse direttamente con Achille, il più forte degli eroi greci. Al termine dello scontro, Achille, togliendo l’elmo per vedere chi vi si celava, scoprì con immensa sorpresa che si trattava di una donna e, profondamente colpito dalla sua fiera bellezza, si pentì d’averla uccisa e volle possederla, benché quel corpo splendido fosse ormai senza vita. È chiaro dunque che le descrizioni greche delle Amazzoni non possano risultare attendibili. Anche l’origine del nome risulta errata, poiché non va ricercata nel greco antico, ma in qualche lingua proto-indoeuropea. Va ricordato, infatti, che, benché le Amazzoni vivessero tra Mar Nero e Cappadocia, la loro origine era asiatica e che quindi il loro nome derivasse da un lemma euroasiatico che significava “donne senza marito”.

Melanippe, Haleplibahce Mosaic Museum Şanlıurfa - Museo dei Mosaici del Giardino di Aleppo, Şanlıurfa
Melanippe, Haleplibahce Mosaic Museum Şanlıurfa - Museo dei Mosaici del Giardino di Aleppo, Şanlıurfa

Grazie alle testimonianze delle imprese di Alessandro Magno e ai racconti dei viaggiatori lungo la Via della Seta, gli storici sono venuti a conoscenza dell’esistenza di diversi regni amazzonici in Iran, India e Cina. In queste regioni, in risposta alle lunghe assenze degli uomini, perennemente impegnati in guerre e in battute di caccia, le donne diedero vita ad una prima forma di ginecocrazia. Una prova dell’esistenza di questi popoli amazzoni è stata ritrovata nel villaggio di Issyk, a circa 60 chilometri da Almaty, capitale del Kazakhistan. Nel 1969 fu fatta una scoperta sensazionale: tra oltre 1000 kurgan (tumuli funerari) fu ritrovata ancora intatta la sepoltura di un nobile Saka, una dinastia scita collegata ai Sauromăti.

All’interno del tumulo, si trovava una camera in legno d’abete in cui erano riposti il sarcofago, le armi e gli abiti del guerriero, tutti completamente ornati da migliaia di piastrine d’oro. Purtroppo il coperchio del sarcofago era marcito, causando il deperimento della salma, ma grazie ai rilevamenti degli archeologi, si scoprì che non si trattava di un uomo, ma di una donna guerriera. Nonostante in Turchia non siano mai avvenuti ritrovamenti simili, il mito delle invincibili guerriere Amazzoni è ancora presente e tenuto vivo grazie ai bellissimi mosaici delle ville romane che si trovano lungo il corso dell’Eufrate.

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