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Il Mistero delle Voci Bulgare, il coro che ha fatto conoscere la Bulgaria nel mondo

La Bulgaria è stata per millenni un ponte tra l’Europa e l’Oriente. La lunga dominazione turca lasciò tracce importanti nei costumi, nella cucina e non da ultimo nella musica: le dissonanze, le diplofonie e i ritmi particolari tipici del folk bulgaro derivano, infatti, dalla commistione di elementi turchi, slavi, bizantini e occidentali. Durante i duri anni del regime comunista, la musica popolare fu utilizzata come strumento di propaganda e coesione interna. Nel 1952 venne creato il coro femminile Il Mistero delle Voci Bulgare, come parte del complesso di canti folkloristici della radio e televisione bulgara di stato. Per quasi 40 anni, il coro rimase sotto il controllo dello stato fino a quando, negli anni ‘90, le cantanti furono finalmente considerate libere professioniste.

Il repertorio di base del Mistero delle Voci Bulgare è costituito dalle canzoni popolari tradizionali, gran parte delle quali sono state adattate da compositori bulgari di talento per la specifica polifonia del coro. Le coriste si esibiscono anche in un programma caratteristico composto da brani dei popoli balcanici, da canzoni dedicate a vari rituali come la Festa di San Lazzaro, Natale, Pasqua e ad altri eventi tipici della tradizione bulgara. Le canzoni descrivono i bulgari durante il lavoro nei campi o in casa, come condividono la gioia e l’angoscia, come comunicano tra di loro e cantano durante il comune impegno nei lavori agricoli e nei momenti di socializzazione.

Il talento delle 24 cantanti, provenienti dalle regioni rurali della Bulgaria, fu scoperto dal musicologo e compositore Nikolaj Kaufman che negli anni ’50 comprese l’abilità con cui le donne dei più piccoli villaggi bulgari erano in grado di improvvisare nuove espressioni musicali su vicende della cronaca quotidiana. In quegli stessi anni, presso l’Accademia della Scienze di Sofia, si stava costruendo la consapevolezza della forte espressività vocale della Bulgaria. Il tratto più caratterizzante, e allo stesso tempo più complesso, era il saper combinare canzoni popolari bulgare con armonie che mettono in risalto timbri unici con ritmi irregolari e, soprattutto, il modo di cantare per voci parallele a intervalli, ritenuti tradizionalmente dissonanti nella musica occidentale.

Il coro bulgaro era noto in Occidente solo a specialisti come Alan Lomax e ad appassionati di etnomusicologia. Nel 1986 Marcel Cellier, un produttore musicale svizzero, realizzò una serie di album con registrazioni del Coro del Comitato Statale per la radio e la televisione. Il Volume I, intitolato Le Mystère des Voix Bulgares diventò subito un best seller. Il successo del 1986 spinse a pubblicare due anni dopo Le mystère des voix bulgares vol. 2, sempre prodotto da Cellier e vincitore di un Grammy. La musica vocale bulgara divenne famosa: il Trio Bulgarka, composto da tre soliste del coro statale, fu coinvolto da Kate Bush negli album The sensual world The red shoes. Gli ensemble bulgari partirono per tournée internazionali impensabili fino a pochi anni prima e lo stile di canto a gola aperta diventò una sfida per diverse cantanti. Uno dei più celebri pezzi dal secondo volume è Tche da ti kupim bela seitsa, “Ti comprerò della seta bianca”: il brano è apparso anche nel film Omohide poroporo (in italiano Ricordi goccia a goccia) di Isao Takahata, cofondatore dello Studio Ghibli con Miyazaki, autore di Heidi e appassionato di cultura europea. Oltre ai Grammy Awards, il coro ha ricevuto altre premiazioni come la Lira di Cristallo, un prestigioso premio musicale bulgaro, ed è stato nominato Ambasciatore Culturale nei paesi della UE dalla Federazione Internazionale dei Cori della Unione Europea.

Il Mistero delle Voci Bulgare ebbe un terzo e quarto volume, pubblicati rispettivamente nel 1991 e nel 1998. In quest’ultima raccolta è incluso un brano dal titolo Dilmano, Dilbero (“Bella Dilmana”), che parla di una fanciulla intenta a spiegare come si piantano i peperoni. Il testo originale bulgaro, che in apparenza è una semplice filastrocca assonante, in realtà è la sagra del doppio senso, con Dilmana che spiega che, per far crescere i peperoni (pippero), bisogna piantare bene il seme e spingerlo nel terreno. Furono proprio i peperoni a sugellare una storica collaborazione tra la Bulgaria del Mistero delle Voci Bulgare e l’Italia di Elio e le Storie Tese.

La notevole cultura musicale e l’adorazione per Frank Zappa del complesso milanese, fu la molla per collaborare con le voci bulgare: mettere in piedi l’incontro non fu facilissimo, visto che l’ensemble era all’epoca sotto il controllo statale. Nonostante le difficoltà sorte durante l’incontro preliminare a Monaco tra Rocco Tanica, ambasciatore del gruppo, e Dora Hristova, rappresentante del coro, si giunse ad un accordo. Fu così che il coro di stato della radio e televisione bulgara divenne protagonista di un brano straordinario, Pippero, contenuto nell’album “İtalyan, Rum Casusu Çıktı”. Il brano uscì il 6 maggio del 1992, spopolando in radio e diventando un grande successo. Contribuì anche il video, un pastiche di spy story, estetica da cinema sovietico e varietà da filodrammatica parrocchiale che si apre e chiude con un dialogo surreale incentrato sullo scambio tra il fantomatico ballo bulgaro Pipppero e il temibile Ramaya, un tormentone dance degli anni Settanta.

La stereotipata Bulgaria dei luoghi comuni produce yoghurt, rose e virus informatici; tutto questo, tuttavia, non corrisponde a completa verità o perlomeno non dà un’idea sufficientemente chiara di una nazione leader nel settore. Non a caso Elio e le Storie Tese si sono rivolti ai loro colleghi balcanici - rappresentati in questo frangente dal Coro femminile di Stato della Radio e Televisione bulgara - per un ideale gemellaggio che avvicinasse due culture, differenti nella forma ma affini nella sostanza, sotto l’egida dell’istituto Superiore di Musicologia Loren di Sofia e l’alto patrocinio del Ministero degli Esteri della Repubblica Italiana. Accantonate le spiacevoli incomprensioni del periodo Antonov - Agca, ecco il PIPPPERO(R), il ballo più umano e più vero, che si può ballare seduti, che favorisce il dialogo, che riavvicina finalmente due popoli rimasti separati troppo a lungo.

(fonte www.elioelestorietese.it) 

Quella con Elio e le Storie Tese non fu l’unica collaborazione internazionale. L'ensemble, nei suoi coloratissimi abiti tradizionali, si è esibito in oltre 1250 concerti in tutto il mondo e ha collaborato con artisti come Kate Bush, Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins, U2, il rapper Drake e Lisa Gerrard.

Durante i concerti, in alcuni brani, alle Voci si affiancano strumenti tradizionali (suonati da uomini), quali la gadulka (cordofono ad arco con tre corde accordate per quinte), la gaida (una cornamusa), il tambura (liuto a manico lungo con due o tre corde pizzicate con il plettro o con le dita) ed il kaval (lungo flauto diritto in legno e canna). La disposizione compatta delle componenti del coro, a semicerchio o a cuspide di fronte alla direttrice, e l’abbigliamento tradizionale, contribuiscono ad annullare le fisionomie individuali e a trasforma l’ensemble in un’unica, indifferenziata ed immobile sorgente sonora.

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