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Martenitsa: la tradizionale festa di primavera dei Balcani

BULGARIA

Provincia di Ruse, Bulgaria. Tra le impervie gole del fiume Rusenski Lom, si nascondono antichi monasteri medievali in cui vivevano asceti e monaci esicasti. Delle quaranta chiese esistenti nel XIV secolo sul territorio, solo cinque sono sopravvissute ai secoli e agli Ottomani. Lungo il sentiero che conduce ad uno dei più bei monasteri di Ruse, il complesso rupestre di Ivanovo, ho scoperto non solo il fascino di questa regione, ma anche un’antica tradizione balcanica. 

Chiese rupestri di Ivanovo, Rose - Bulgaria
Chiese rupestri di Ivanovo, Rose - Bulgaria

Risalendo lungo il lato della montagna per accedere al monastero, ho notato dei braccialetti di stoffa appesi ai rami degli alberi. Memore dei bellissimi alberi con gli occhi (nazar) della Cappadocia, ho subito ipotizzato che anche questi ornamenti fossero in realtà dei desideri espressi da chi li affidava al vento. Prendendo informazioni, ho scoperto che quei nastri bianchi e rossi sono le Martenitsi, un simbolo dell’arrivo della primavera, legato al grande re Khan Kubrat, fondatore del Primo Stato Bulgaro.

Albero di nazar, Cappadocia - Turchia
Albero di nazar, Cappadocia - Turchia

Questi fili intrecciati di lana rossi e bianchi sono le martenitsi, antichi simboli che rappresentano in tutti i Balcani il saluto all’inverno e il benvenuto alla primavera. La martenitsa simboleggia molti fattori positivi come la salute, la fortuna, l’abbondanza e la fertilità. La tradizione vuole che il primo giorno di marzo si regalino questi ornamenti ad amici o parenti e che li si indossi sul lato sinistro, dove c’è il cuore, fino a quando si vede il primo segno della primavera, come l’arrivo delle cicogne o lo sbocciare di un fiore. Al suo arrivo, le martenitsi vengono restituite alla natura, appendendole ad un albero o mettendole sotto una pietra. Mentre si compie questo gesto, viene espresso un desiderio. Guai ad ignorare i segni dell’arrivo della primavera: chiunque abbia cacciato una cicogna dal proprio tetto si ritroverà un’enorme sfortuna. 

Martenitsa, Bulgaria
Martenitsa, Bulgaria

Questa tradizione di risale al IX secolo ed è legata alla figura di un’anziana signora conosciuta come Baba Marta, nonna Marta. Questa signora mitizzata è molto importante nella cultura agricola poiché ha il potere di controllare il clima. Il tempo varia a seconda del suo umore: quando Baba Marta sorride fa splendere il sole e sciogliere la neve, mentre quando si arrabbia ghiaccia di nuovo la terra. Per questa ragione nella tradizione agricola è essenziale farle un dono nel suo mese (Marta deriva da marzo), affinché faccia andare via il freddo e porti la tanto attesa primavera. Le martenitsi possono avere varie forme, dai classici braccialetti, che oggi vengono venduti come souvenir della Bulgaria, a spille di tessuto, a bambole di stoffa. Solitamente queste bambole raffigurano un uomo, Pizho, e una donna, Penda, e la coppia viene chiamata martenitsi, sempre in onore a Baba Marta e al mese di marzo. Qualunque sia la forma della martenitsa c’è sempre una costante invariabile, il colore. Il bianco rappresenta la purezza e l’innocenza, mentre il rosso la forza vitale e l’inizio di un nuovo ciclo naturale. Questa tradizione balcanica si tramanda da circa 1300 anni ed è diffusa anche in Romania, Macedonia, Grecia, Serbia e Albania. Tuttavia in Bulgaria l’usanza prende un’accezione più forte e nazionalista. I colori della martenitsa non sono solo legati a simbologie cromatiche, ma al mito proto-bulgaro, non slavo, della creazione dello stato bulgaro (681 d.C.). 

Pizho e Penda, le martenitsi - Bulgaria
Pizho e Penda, le martenitsi - Bulgaria

Si narra che prima di morire, il fondatore della Bulgaria, re Khan Kubrat, radunò i suoi cinque figli maschi. Diede loro un fascio di bastoni e chiese a ciascuno di prenderne uno e di tentare di romperlo. I figli obbedirono e spezzarono in due pezzi il bastone che avevano scelto. Poi il re Khan chiese loro di rimettere insieme il fascio di legnetti e di rompere nuovamente le due metà. I principi non ci riuscirono e con questo espediente il re insegnò e dimostrò che i bastoni, proprio come loro, sarebbero stati forti solo se uniti. Poco dopo il re morì e i Cazari attaccarono il regno dei proto-bulgari. Durante l’assedio, presero in ostaggio la principessa Huba, ponendo come richiesta di riscatto il riconoscimento da parte dei principi della sovranità cazara. Il primogenito Bayan Khan, disperato per la sorella, riconobbe il dominio degli invasori. Tuttavia i Cazari pretendevano che tutti i fratelli riconoscessero la loro supremazia e quindi imprigionarono Bayan con la sorella. I quattro fratelli restanti, abbandonarono la Bulgaria e decisero di dividersi per andare in cerca di nuove terre libere per il loro popolo. Due andarono verso sud, mentre il principe Asparuh e il principe Ashina partirono per il nord. Prima di salutare Bayan e Huba, Asparuh promise alla sorella di mandare un uccello con un filo d’oro legato alla zampa, per farle sapere quando era il momento giusto per fuggire e seguirlo in una nuova terra senza guerra. 

Re Khan Kubrat e i suoi figli
Re Khan Kubrat e i suoi figli

Venne il giorno in cui un uccello con un filo d’oro volò dalla principessa. Huba e Bayan compresero il segnale del fratello e scapparono dalle prigioni cazare. Raggiunsero il Danubio, ma non sapendo dove e come proseguire, legarono un filo bianco al piede dell’uccello, sperando che sarebbe volato da Asparuh, spingendolo ad andar loro incontro. In quel momento i Cazari, che stavano cercando i due fuggitivi reali, raggiunsero i principi e iniziarono a scagliare una raffica di frecce per impedirne la fuga definitiva. Bayan restò ferito e il sangue che fuoriusciva dalla ferita della freccia macchiò la metà del filo del bianco, divenendo rosse sangue. Improvvisamente arrivò Asparuh con i suoi soldati. Dopo una battaglia riuscì a mettere in fuga il pericoloso nemico. Il principe portò i fratelli al suo accampamento vicino alle spiagge del Danubio, sulla sponda bulgara. Prese il filo, unì l’estremità bianca a quella rossa e ne diede un pezzo ai suoi soldati da appuntare sulla divisa. Il principe Asparuh disse ai suoi fedeli uomini di non strappare mai la parte bianca dalla parte rossa, rendendo omaggio all’insegnamento del padre Khan KubratAsparuh per tutta la sua vita fu protagonista di molte battaglie, ma grazie all’unione del filo e dei suoi uomini, le vinse tutte e diede vita alla nuova Bulgaria. 

Martenitsa, Bulgaria
Martenitsa, Bulgaria

Sembra che la tradizione bulgara della martenitsa prenda vita da questa leggenda e simboleggi quindi non solo il benvenuto alla primavera, ma anche l’unione di tutti i Bulgari. È incredibile come dentro ad un piccolo filo alberghino tante storie, tutte con un significato profondo e fortemente legato alla tradizione. 

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