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Decebalo, l’ultimo re della Dacia

PORTE DI FERRO - ROMANIA

Oltenia, Romania. Detta la ''piccola Valacchia'', questa zona della Romania conserva un'anima tradizionale che ha saputo coesistere, e a volte fondersi, con la vicina Serbia, grazie alla presenza del Danubio. Lungo il confine tra i due paesi, si trovano le Porte di Ferro, una stretta gola lunga circa tre chilometri e larga 160 metri che segna il passaggio dai Carpazi meridionali ai Monti Balcani. Alla fine del 1800, per consentire la navigazione, venne costruito un canale artificiale che oggi viene utilizzato per il funzionamento di due grandi centrali idroelettriche. 

Mănăstirea Mraconia, Porte di Ferro - riva romena
Mănăstirea Mraconia, Porte di Ferro - riva romena

Più di duemila anni fa, questa zona faceva parte di un grande regno che riuscì ad estendersi fino alle coste del Mar Nero per poi diventare provincia romana con il nome di Dacia. I Daci erano un’antica popolazione danubiana conosciuta e temuta per il carattere fiero e impavido. Dapprima suddivisi in tribù, i Daci raggiunsero l’unità sotto il sovrano Burebista che, oltre ad assicurarsi una politica interna stabile, raggiunse ottimi risultati nella politica espansionistica con la conquista delle città greche del Mar Nero e dei presidi romani della Mesia. Fu proprio a causa delle incursioni nelle province di Mesia e Pannonia che i Daci suscitarono l’ira dei romani. 

Territorio della Dacia tra il 60 e il 44 a.C.
Territorio della Dacia tra il 60 e il 44 a.C.

Al tempo di Domiziano, i Daci riuscirono a sconfiggere le truppe dell’imperatore che, per limitare i danni della sua disfatta, decise di accordarsi con il nuovo sovrano del popolo danubiano. Il nome di questo grande re era Decebalo, un sovrano ricordato per la sua nobiltà d’animo e per l’amore verso il suo popolo e la sua terra. La sua magnanimità fu talmente grande che egli rimase immortale nel cuore dei romeni e del mondo intero. Dopo aver raggiunto un accordo con Domiziano, Decebalo dovette scontrarsi con il suo successore, Traiano. Quest’ultimo, ricordato con l’epiteto di ‘’ottimo principe’’, era orientato ad una politica espansionistica che permise all’Impero Romano di raggiungere il massimo dell’espansione territoriale. L’imperatore desiderava porre fine alle incursioni dei Daci nei territori delle odierne Serbia e Bulgaria, considerate il granaio d’Europa, e gettare le basi per rafforzare un passaggio sicuro verso l’Oriente. Oltre che per queste ragioni, Traiano era stato incuriosito da una leggenda che parlava di un tesoro nascosto nel letto del Danubio. 

Danubio, Romania
Danubio, Romania

Secondo quanto era stato riferito a Traiano da soldati traditori, Decebalo, sicuro dell’avanzata romana, aveva fatto riunire presso le Porte di Ferro tutto l’oro della Dacia e lo aveva fatto seppellire nel letto del grande fiume nel disperato tentativo di salvarlo dai nemici. Recenti studi hanno rivelato che non si trattava di un tesoro nel senso stretto del termine, bensì di un'offerta propiziatoria in oro alle divinità. Quando Traiano arrivò sulla riva serba del Danubio, lo scontro si fece violento. Da un lato Traiano era certo della vittoria, poiché sostenuto dalle invincibili truppe dell’impero, dall’altro il re dei Daci capì che la fine era vicina. Dopo aver difeso a lungo il confine e aver ottenuto anche il rispetto degli avversari grazie ad azioni misericordiose nei confronti di malati e prigionieri, Decebalo, per non dover affrontare l’onta di sottomettersi ai nuovi sovrani, si suicidò. Traiano costituì la nuova provincia di Dacia, inglobò all’impero la vecchia capitale dacia Sarmizegetusa e migliorò il sistema giudiziario, economico, sociale e politico. La Dacia venne ripopolata da coloni di diverse provincie dell’Impero, ma dopo la caduta dell’Impero Romano, molti stati balcanici facenti parte dell’Impero subirono  invasioni che ne causarono la de-latinizzazione in favore della slavizzazione, tranne la Romania che ancora oggi è uno stato neo-latino. 

Dettaglio della Colonna Traiana, raffigurante il dio Danubio e la conquista della Dacia - Roma
Dettaglio della Colonna Traiana, raffigurante il dio Danubio e la conquista della Dacia - Roma

Per celebrare la vittoria, Traiano fece edificare sulla riva serba del Danubio la Tabula Traiana. Delle sue ricche decorazioni in rilievo è stato conservato solo il fregio rappresentante un’aquila e figure di geni alati. Sotto la scritta si trova una figura in ginocchio, probabilmente Decebalo, con scrigni decorati da rosoni e da rappresentazioni di aquile con le ali aperte ed, ai lati, due delfini in rilievo. Tradotto dal latino, sulla Tavola di Traiano è scritto: “L'imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto, figlio del divo Nerva, vincitore dei Germani, Pontefice Massimo, quattro volte investito della potestà tribunizia, Padre della Patria, Console per la terza volta, scavando montagne e sollevando travi questa strada ricostruì”. La Tavola di Traiano in origine era sistemata a 1,5 metri sopra la via romana accanto al Danubio. La strada in questione era un percorso militare proveniente dall’odierna Belgrado. Del ponte oggi rimane solo qualche rudere, in parte sommerso e in parte visibile nei pressi delle rive. Nel 1969 la tavola, insieme a una parte della strada, è stata tagliata e trasferita ad una quota più elevata per essere protetta dall’innalzamento del livello del Danubio in seguito alla costruzione della centrale idrica “Djerdap I”.

Tabula Traiana, riva serba del Danubio
Tabula Traiana, riva serba del Danubio

Quasi duemila anni dopo, l’imprenditore romeno naturalizzato italiano Giuseppe Costantino Dragan ha voluto rendere omaggio all’ultimo re della Dacia, edificando una colossale statua di Decebalo sulla riva romena del Danubio, proprio davanti alla Tabula Traiana. La storia di Dragan è molto interessante. Dopo aver conseguito due lauree, la prima in giurisprudenza presso l’Università di Bucarest e la seconda in scienze politiche all’Università La Sapienza di Roma, fondò la ButanGas, partecipò alla nascita della Camera di Commercio Italo-Romena e diede vita alla Fondazione Europea Dragan che aveva come scopo la diffusione della cultura e degli ideali europei. Il dottor Dragan ha sempre amato la cultura ed in particolare la storia antica della sua terra d’origine. I suoi studi, confermati da importanti specialisti delle maggiori università del mondo, descrivono i Daci come legittimi successori del grande impero pelasgico, da cui provenivano anche i Troiani, gli Etruschi, gli Ittiti e i Macedoni.

Statua del re Decebalo - Romania
Statua del re Decebalo - Romania

I lavori per la realizzazione della statua di Decebalo iniziarono nel 1993, dopo che Dragan ebbe acquistato la montagna la cui roccia andava modellata. Lo scultore italiano Mario Galeotti di Pietrasanta si recò sul posto, prese dei campioni per analizzare la qualità della roccia e produsse i primi schizzi. L’odissea della realizzazione della scultura durò 10 anni di duro lavoro, spesso in condizioni estreme. L’organizzazione del progetto fu affidata all'artista Florin Cotarcea che, grazie al sostegno economico e alle direttive di Dragan, riuscì a realizzare la più grande scultura rupestre d'Europa e la sesta statua più grande del mondo con i suoi 40 metri d’altezza e 25 metri di larghezza. Dimensioni a parte, la statua risulta un vero capolavoro anche per la posizione suggestiva in cui è stata costruita. 

Statua di Decebalo, l'ultimo re della Dacia - Romania
Statua di Decebalo, l'ultimo re della Dacia - Romania

Se già prima questa zona della Romania vicino ad Orsova risultava splendida grazie alla particolarità delle gole del Danubio, ora la presenza di questa statua la rende un luogo assolutamente imperdibile. A statua conclusa, Dragan firmò la propria opera con la scritta in latino ‘’Decebalos rex, Dragan fecit’’. Egli affermò: ‘’L’invincibile re Decebalo, che preferì togliersi la vita piuttosto che deporre le armi ai piedi dell’imperatore romano, merita un posto d’onore nel paesaggio di questo paese, da lui difeso con caparbietà, audacia e orgoglio. L’imperatore Traiano stesso seppe apprezzare la fierezza del re daco, dedicando alle cruente battaglie da questi intraprese contro di lui la Colonna di Traiano, a Roma. In fondo, Traiano può essere considerato l’erede di Decebalo’’. 

Statua di Decebalo - Romania
Statua di Decebalo - Romania

Decebalo ci guarda e veglia su di noi dalla montagna al confine dei territori su cui ha regnato e per i quali è morto. Il suo volto mostra caparbietà, dignità ed orgoglio. I suoi tratti sono espressivi, lo sguardo penetrante e acuto. Tutto in lui suggerisce una grande fermezza. Pochi anni dopo il completamento dei lavori, nel 2008, Dragan morì. La sua memoria e quella dell’ultimo grande re daco Decebalo, resteranno eterni grazie a questo monumento, simbolo della caparbietà, dell’audacia e dell’orgoglio di due uomini vissuti a quasi duemila anni di distanza, ma accomunati dal grande amore per il proprio popolo e per la propria terra.

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