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La leggenda di Baba Dochia, l’ultima principessa dei Daci

PARCULUI NAŢIONAL CEAHLĂU - ROMANIA

Il mese di marzo e l’arrivo della primavera sono all’origine di molte leggende e festività dei paesi balcanici. Alcune usanze come la festa di Mărțișor (l’equivalente romeno della martenitsa bulgara) e la figura da cui trae origine, ovvero Baba Marta, si ritrovano con alcune variazioni in tutti i paesi dell’area balcanica. 

Martenitsa, provincia di Ruse - Bulgaria
Martenitsa, provincia di Ruse - Bulgaria

Se in Bulgaria il mito di Baba Marta è associato all’agricoltura e alla storia del re protobulgaro Khan Kubrat (fondatore della Grande Bulgaria), in Romania la leggenda assume un significato più profondo legato alla civiltà dacia e alla conquista romana del paese nel II sec. d.C. Invece di Baba Marta, la protagonista della tradizione popolare romena è Baba Dochia, figlia di Decebalo, ultimo re dei Daci. In entrambe i casi, la leggenda che sta dietro la figura di quest’anziana signora che impersonifica il passaggio dall’inverno alla primavera, è un espediente per sottolineare l’origine non slava di entrambe i paesi. Va ricordato, infatti, che la Bulgaria fu fondata dai protobulgari, un’etnia costituita da elementi persiani, ovvero iranici, turchi e ungari, mentre la Romania fu il risultato della commistione tra l’antica Dacia e l’Impero Romano.

Imperatore Traiano, conquistatore della Provincia di Dacia
Imperatore Traiano, conquistatore della Provincia di Dacia

Secondo George Călinescu, un importante storico e critico letterario rumeno, la leggenda di Baba Dochia è ‘’uno dei miti fondamentali che hanno plasmato la cultura e la spiritualità rumena". Essendo stato affidato alla tradizione orale, esistono molte versioni di questo mito, il cui nome sembra derivare dal calendario bizantino, che in data 1º marzo celebra la santa martire Evdokia. Una delle versioni più note, racconta che Dochia era la figlia del re daco Decebalo. La giovane principessa, di rara bellezza, conquistò il cuore del nemico dei daci Traiano, giunto sul Danubio per annettere i territori daci all’impero romano. Innamoratosi perdutamente, l’imperatore tentò invano di sedurre Dochia. Al contrario, ottenne che la bella principessa dei daci, esasperata dalle richieste di Traiano, pianificasse la fuga sul monte sacro Ceahlăul. Per eludere le guardie romane e riuscire nel suo intento, Dochia si travestì da pastorella e si mise in marcia con un gregge di pecore. Nonostante il travestimento, la principessa fu intercettata dai militi romani. Ormai allo stremo delle forze, chiese aiuto a Zalmosside, il dio supremo dei daci e dei geti. La divinità accolse la sua preghiera e trasformò la principessa e il suo gregge nelle Stânca Dochiei (“La roccia di Dochia’’) che si può vedere ancora oggi sul monte Ceahlău, al confine tra Moldavia e Transilvania, all’interno del Parcului Naţional Ceahlău.

Dochia in fuga dai soldati di Traiano
Dochia in fuga dai soldati di Traiano

Nella tradizione della Bucovina, la regione dei monasteri dipinti, la leggenda di Dochia ha un epilogo diverso, legato sia ad una dimensione pagana, che cristiana. Questa versione narra che la principessa, stanca del corteggiamento non corrisposto di Traiano, si rivolse ad una fattucchiera per ottenere consigli. La maga le suggerì la fuga verso il picco del monte Ceahlău e, per permetterle di passare inosservata, la trasformò in un’anziana signora dal volto solcato da profonde rughe. Sapendo che il viaggio verso la cima del monte sarebbe durato nove giorni, Dochia partì con nove pellicce per ripararsi dal freddo. Ma, inaspettatamente, il primo di marzo, giorno della sua partenza, arrivarono i primi caldi raggi del sole primaverile. La principessa, accaldata, gettò via una pelliccia al giorno per tutti i nove giorni fino a quando, arrivata in cima, si ritrovò senza nessun indumento pesante. In quel momento, Dio le mostrò la sua ira per essersi rivolta ad una maga, anziché aver avuto fede nella sua misericordia. Per punirla, Dio inviò una tempesta di neve che trasformò Dochia e il suo gregge in rocce ghiacciate. Da questa versione del mito è nato un detto popolare legato al freddo anomalo dei nove giorni che precedono l’arrivo della primavera: "Possa Dio proteggerti dai giorni di Dochia!". Per questa ragione, il nono giorno di marzo è usanza accendere fuochi e gettare al loro interno tutte le cose vecchie legate all’anno precedente.

Stânca Dochiei, “La roccia di Dochia’’ - Romania
Stânca Dochiei, “La roccia di Dochia’’ - Romania

Questa versione introduce una doppia identità di Dochia. In altri racconti popolari, Dochia viene descritta non più come una principessa, ma come la nuora di Baba Dochia, un’anziana signora dal cuore malvagio.

La principessa Dochia, dettaglio della Colonna di Traiano
La principessa Dochia, dettaglio della Colonna di Traiano

Questa versione racconta che l’anziana Baba Dochia aveva un bellissimo figlio, Dragobete, che si sposò con una ragazza di nome Dochia, contro la volontà della madre. Per tormentare la nuora, in una fredda giornata d'inverno, Baba Dochia le diede un gomitolo di lana così sporca da essere nera e la mandò al fiume a lavarlo, dicendole di non tornare fino a quando la lana non fosse diventata bianca. Dochia cercò di lavare meglio che poteva, ma anche se le sue dita cominciarono a sanguinare, il colore della lana rimaneva ancora nero. Per la disperazione, perché non poteva tornare a casa dall'amato marito, cominciò a piangere. Impressionato dal dolore della ragazza, Gesù Cristo le apparve sulla strada e le diede un fiore rosso, dicendole di usarlo per lavare la lana. Dochia, tuttavia, non comprese che era stata testimone di un’apparizione divina, a causa della sua fede non cristiana. Ringraziando lo sconosciuto, la ragazza mise i fiori in acqua, lavò il gomitolo e constatò con stupore che la lana si era sbiancata. Felice di aver portato a buon fine questo difficile compito, rivolse i suoi passi verso casa, ma non fu ben accolta. La suocera, anziché rallegrarsi, sentendo la storia dell’incontro con un uomo misterioso, la accusò di avere un amante. Disperata per le accuse della perfida Baba Dochia, la ragazza partì con la sua mandria verso la montagna. Avendole l’uomo misterioso dato un fiore, Dochia era convinta che la primavera fosse già arrivata. Durante il suo viaggio, si tolse, uno a uno, i dodici cojoc che indossava. Ma il tempo cambiò repentinamente e Dochia fu sorpresa da una tormenta di neve. Quello che appariva come un cambiamento climatico, in realtà era una punizione del Signore per non averlo riconosciuto. Fu così che la povera Dochia rimase congelata con le sue pecore e si trasformò in pietra. Da quest’ultima versione del mito di Dochia è nata l’usanza di considerare il 1º marzo come l’inizio dei dodici mesi che compongono l’anno.

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