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Argan, l’oro del Marocco a rischio estinzione

SOUSS-MASSA - MAROCCO

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L'albero di argan è una specie spontanea, xerofila ed endemica della regione di Souss-Massa in Marocco, un’area in cui l'associazione delle temperature subtropicali e dell'umidità oceanica crea un ecosistema unico che è stato riconosciuto dall'UNESCO nel 1998. L'area coperta dalla foresta di argan, che copre una superficie di circa 800.000 ettari, ha la forma di un triangolo isoscele, la cui base si trova lungo l'Oceano Atlantico e la sua terza cima a 100 km di distanza, ad est della costa. L'albero di argan è particolarmente adattato a questo tipo di ambiente poiché il suo sistema di radicazione profonda fino a 30 metri consente la sopravvivenza dell'albero su terreni poveri e asciutti, limitando l'erosione e la desertificazione. La presenza di questa unica specie rappresentativa della famiglia tropicale delle Sapotaceae in Marocco è stata accertata dall’epoca Miocene (23 milioni di anni fa). L'argan, che può vivere fino a 200 anni, è la specie che definisce la sua eco-regione, da cui dipendono oltre 1.200 altre specie animali e vegetali, 140 delle quali endemiche. Nell’ultimo decennio l'olio prodotto dai suoi frutti è diventato famoso in tutto il mondo per il suo uso cosmetico ed alimentare. 

Mappa delle foreste d'argan (foto Semantic Scholar)
Mappa delle foreste d'argan (foto Semantic Scholar)

Se a livello internazionale la scoperta degli usi dell’argan è recente, la conoscenza delle sue proprietà è nota da secoli tra le comunità berbere della regione. Alcune testimonianze storiche hanno attestato che i Fenici stanziati sulla costa atlantica conoscevano l’uso di questo prezioso olio. Il botanico, farmacologo e medico arabo-andaluso Ibn al-Baythar (1197-1248) scrisse un articolo scientifico sul metodo di produzione e sui benefici dell’argan. Queste nozioni, così come quelle che abbiamo oggi, derivano da secoli di tradizione culturale berbera nell’estrazione e nell’utilizzo dell’olio.

Drupa, frutto dell'argan
Drupa, frutto dell'argan

L’olio si ricava dalla spremitura a freddo delle mandorle contenute nella drupa, il frutto dell’argan, simile ad una grossa e carnosa oliva, lunga circa 3 centimetri, di colore giallo con sfumature brune. Nella prima fase avviene la raccolta manuale dei frutti maturi caduti a terra. Sempre manualmente, vengono estratte le mandorle contenute nel nocciolo e schiacciate, colpendole ripetutamente con due pietre. Successivamente le mandorle vengono macinate con l’arzeg, una piccola macina in pietra, il cui movimento è gestito da un bastone che ne permette la rotazione. Da questo processo di macinatura si ricava un amalgama a cui viene aggiunta una piccola quantità di acqua. 

Ai giorni nostri, la parte finale della lavorazione delle mandorle è stata sostituita dall’utilizzo di presse meccaniche che velocizzano e ottimizzano l’estrazione dell'olio senza dover aggiungere acqua, migliorando così anche la qualità e la conservazione del prodotto finale. Gli scarti della lavorazione vengono dati in pasto a capre, cammelli e dromedari che ne vanno ghiotti. Per ottenere 1 litro di olio di argan sono necessari un peso medio di 34 kg di mandorle, ricavati da 6-8 alberi e oltre 20 ore di lavoro. In un anno un albero di Argania spinosa produce circa 8 chili di semi. Ecco giustificato il prezzo: dai 300 ai 400 dollari al litro per un prodotto di qualità. 

Frutto dell'argan
Frutto dell'argan

Esistono due tipi di olio di Argan, il primo dal colore chiaro prodotto per uso cosmetico, il secondo utilizzato in cucina. Quest’ultimo ha un colore più scuro e un sapore più forte a causa della tostatura dei semi. A livello cosmetico, l’olio d’argan, costituito per circa il 99% da acidi grassi essenziali e antiossidanti, è ottimo per donare elasticità, idratare, nutrire e rigenerare l’epidermide. Inoltre, protegge la pelle da agenti esterni come vento, raggi ultra-violetti, smog, metalli pesanti e altri inquinanti. Il suo potere elasticizzante, oltre che ad attenuare le rughe, è utile anche nel prevenire la formazione di smagliature e per alleviare le irritazioni della pelle, come piccole abrasioni, scottature o punture d’insetto. Tradizionalmente viene anche utilizzato insieme all'olio d'oliva per la produzione del beldi, il sapone nero. A differenza dei normali saponi, quelli per hammam sono utilizzati non solo sul corpo, ma anche sui capelli. La consistenza è oleosa ed il profumo poco gradevole. Tuttavia il risultato è eccellente, poiché si tratta di un prodotto naturale senza aggiunta di profumazioni o di colorazioni chimiche.

Beldi, il sapone nero per l'hammam (foto joodoor.com)
Beldi, il sapone nero per l'hammam (foto joodoor.com)

L’olio di argan per il consumo alimentare viene prodotto in modo diverso da quello a uso cosmetico. In questo caso le mandorle vengono prima tostate e a fine spremitura, anziché acqua fredda, viene aggiunta acqua calda. Dal punto di vista nutrizionale, l’olio d’argan commestibile, si avvicina molto all’olio d’oliva. Gli acidi grassi in esso contenuti, tengono a bada il colesterolo cattivo e i trigliceridi nel sangue, oltre che controllare la pressione arteriosa. L’olio di argan facilita la digestione, grazie allo stimolo della sintesi dell’enzima pepsina, e protegge il fegato. Una ricetta tipica è l’amlou, una di crema dolce da spalmare sul pane a cui, a volte, vengono anche aggiunti un goccio di miele e mandorle. Per la popolazione marocchina della regione di Souss-Massa, l’argan non è solo un albero che fornisce riparo, foraggio per le capre e olio. L’argan svolge un ruolo vitale nel mantenimento dell'equilibrio ecologico e della situazione economica. Quando l'industria cosmetica ha scoperto i benefici dell’argan, ha iniziato a sfruttare la foresta per produrre prodotti cosmetici in cui l'olio era uno degli ingredienti attivi. Questo sfruttamento intenso, unitamente alla cattiva gestione delle piante e all’aumento della popolazione delle capre, ha messo in serio pericolo la sopravvivenza degli alberi di argan. Per scongiurare l’estinzione degli alberi, nel 1998 l’Unesco ha inserito la foresta di argan nella lista del patrimonio mondiale. Questa azione era urgente e necessaria poiché, in meno di un secolo, più di un terzo della foresta di argan è scomparsa. 

Albero di argan, Agadir (Marocco)
Albero di argan, Agadir (Marocco)

Il Governo Marocchino, consapevole che l’ecosistema della Riserva della Biosfera dell'Argan rappresenti l'ultimo scudo contro la desertificazione e il principale sostentamento delle donne berbere, ha acquistato circa 20 milioni di alberi per controllarne la gestione. Oltre all’acquisizione di una parte della foresta, sono state anche emanate una serie di leggi contro il disboscamento. Tuttavia queste iniziative non sono risultate sufficienti ad arginare il pericolo d’estinzione dell’argan. Diverse compagnie di prodotti cosmetici hanno provato a piantare nuovi alberi in zone climaticamente simili alla regione del Souss-Massa, ma l’esito è stato un totale fallimento. Le logiche puramente economiche sembrano non funzionare con quest’albero saldamente legato alla propria terra. 

Di recente il Regno del Marocco ha annunciato l'intenzione di espandere la foresta e aumentare il numero di alberi di argan del 25%. Gli obiettivi sono quelli di creare una barriera protettiva molto più ampia per fermare la desertificazione, convertendo l'anidride carbonica in ossigeno, e di incentivare la green economy. A tal fine, dal 2013, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO) ha lavorato a stretto contatto con il Ministero dell'agricoltura del Marocco e con le parti interessate locali per migliorare l'accesso al mercato e la catena del valore dei produttori di olio di argan del Marocco. Nell'ambito di un progetto finanziato dal governo svizzero, "Progetto per l'accesso al mercato di prodotti alimentari tradizionali e tipici" (PAMPAT, secondo il suo acronimo francese), UNIDO ha offerto formazione per lo sviluppo di capacità per oltre 100 cooperative produttrici di olio di argan, aiutandole a soddisfare i requisiti nazionali e internazionali, come gli standard sanitari e igienici. UNIDO li sta inoltre aiutando a ottenere un'etichettatura speciale per i loro prodotti, come la certificazione biologica e l'indicazione geografica, e gli esperti del progetto stanno lavorando allo sviluppo di consorzi di esportazione, che comportano il raggruppamento di cooperative e piccole società con diversi marchi collettivi che producono una gamma di prodotti finiti. Tutto ciò sta aiutando i produttori su piccola scala ad accedere ai mercati di nicchia di fascia alta e a diventare più competitivi nel mercato globale, ottenendo così maggiori ricavi. Il progetto PAMPAT è una delle numerose iniziative nazionali e internazionali che hanno portato miglioramenti significativi nelle condizioni sociali, economiche e politiche delle donne marocchine nell'ultimo decennio. 

Nonostante i buoni propositi di molte cooperative, i profitti continuano a rimanere modesti. Le donne guadagnano solo 40 dirham (circa 4 euro) per un giorno di lavoro. Secondo Louhine Bennana, presidente della marocchina Argan Companies Association, oltre il 90% delle esportazioni di olio di argan è gestito da stranieri, lasciando poco spazio ai locali per capitalizzare a monte della catena del valore. Spesso le cooperative femminili non hanno accesso diretto al mercato internazionale e una grande parte del profitto va agli intermediari e alle grandi società. Inoltre le donne non possono accedere alle informazioni e alle conoscenze sulle esigenze del mercato internazionale. Anche in questo caso è intervenuto l’Unesco che, nel 2014, ha iscritto l’argan e le tradizioni ad esso connesse nell'elenco rappresentativo del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Dopo aver riconosciuto il valore ecologico dell’argan, ora l’Unesco ne ha riconosciuto anche il valore culturale. Se anche questo salvagente non sarà ben gestito dal Governo Marocchino e dai marocchini stessi, la vita dell’argan, dell’economia e delle tradizioni che ruotano intorno ad esso, sarà stato sprecato.  

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