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I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo

di ELIF SHAFAK

Tempo di lettura stimato: 6 minuti

Un libro dedicato alle donne di Istanbul e alla città di Istanbul che è, ed è sempre stata, una città femmina

‘’Nel primo minuto dopo la sua morte, la coscienza di Tequila Leila iniziò a diminuire, lentamente e costantemente, come una marea che si allontana dalla riva. Le sue cellule cerebrali, avendo esaurito il sangue, erano ora completamente prive di ossigeno. Ma non si sono arrestate. Non subito... ‘’

IL LIBRO

Periferia di Istanbul, novembre 1990. Amici e clienti la chiamano Leila “Tequila” per la sua capacità di ingurgitare le sofferenze, e lei ora è in un bidone dell’immondizia, con le Chanel con tacco a spillo ai piedi. Il suo cuore ha cessato di battere ma il suo corpo è ancora pieno di vita. La sua mente è in piena attività e Leila non riesce a rassegnarsi all’evidenza: è morta. Come per gli eventi della vita, il suo corpo si sta adattando alla nuova condizione. I suoi genitori non sarebbero venuti a reclamare il suo cadavere ma i suoi amici sì. E le avrebbero fatto il funerale più bello della storia. La sua speranza è tutta nei quattro ragazzini di passaggio: avrebbero chiamato loro la polizia e tutto si sarebbe sistemato. Ma i ragazzi sembrano più interessati al suo medaglione che a lei. Del resto, “è solo una puttana”. La quarta assassinata in un mese. Il cervello di Leila sembra resistere e affiorano alla mente ricordi lontani a costruire il puzzle di una vita intera. Il primo ricordo, nitido e forte, è la sua nascita: la sensazione della luce e dei rumori, la paura di un mondo sconosciuto che si fa spazio prepotentemente, le braccia di sua madre Binnaz, al settimo parto dopo sei aborti spontanei, difficili da dimenticare. Ma soprattutto la sensazione del sale sul corpo per farle emettere il primo suono e un fragoroso pianto liberatorio. È viva. Ora che la vita abbandona il suo corpo, e dopo anni di sforzi per dimenticare, la mente corre alle radici, all’origine di tutto…


Elif Shafak, provocatoria quanto nota autrice turca, processata per vilipendio all’identità nazionale, continua a scrivere di libertà, lottando per i suoi ideali democratici, dando voce agli ultimi della società, di cui il Cimitero degli Abbandonati di Kylos è simbolo. Il romanzo, originale, tenero e tagliente allo stesso tempo, si divide in tre sezioni: mente, corpo e anima. Ciascuno affronta un aspetto diverso con uno stile differente, disorientando il lettore e, al contempo, sorprendendolo. Nella prima parte la vita di Leila si costruisce sulla base delle memorie che riaffiorano alla mente: ognuno dei dieci minuti di vita che resta è un preciso ricordo e a ciascun ricordo si legano le vite dei suoi cinque inseparabili amici. I cinque (ciascuno a suo modo emarginato) sono la sua “rete di salvataggio”, la sua ancora di salvezza. Da viva come da morta. Saranno loro, infatti, con un piano azzardato, a prendersi cura del suo corpo e finalmente dare pace alla sua anima. Il racconto è ricco di elementi di riflessione: tradizioni opprimenti, il rapporto con una religione che appare a tratti intransigente, una famiglia d’origine che vive nella menzogna, lo sfruttamento in un bordello di periferia, l’amore (quello vero), l’amicizia che va oltre il tempo e lo spazio. Ma soprattutto Istanbul, protagonista intensa e prepotente, che non riesce a stare sullo sfondo.

“Il contrario di bontà non è malvagità, ma indifferenza:

l’incapacità di avere a cuore le sorti di altre persone.

Da questa insensibilità nascono razzismo e violenza”

Ho avuto il grandissimo piacere di assistere alla presentazione del romanzo di Elif Shafak nella mia città, Mantova, in occasione della ventiquattresima edizione del Festivaletteratura. Intervistata dalla scrittrice Michela Murgia, Elif Shafak ha incantato l’intera platea con le sue parole cariche di fascino e umanità. Elif Shafak ha raccontato di essersi appassionata a diversi studi scientifici che hanno mostrato come il cervello continui a lavorare nei 10 minuti e 38 secondi dopo la morte. L’autrice si è interrogata riguardo il pensiero umano in quei minuti di attività cerebrale dopo l’ultimo respiro vitale.  Restano i pensieri negativi o quelli positivi? Cosa si ricorda? Elif Shafak è entrata nella psiche di Leila, una prostituta di Istanbul, brutalmente assassinata e gettata in un bidone dell’immondizia. La storia della protagonista, che nel romanzo inizia nel momento della sua morte, si ispira ad un fatto realmente accaduto nella città di Istanbul, patria della scrittrice. Una prostituta transgender fu uccisa e il suo corpo venne occultato nell’immondizia come ultimo insulto alla sua libertà d’espressione. Da questo episodio di cronaca Elif Shafak ha tratto ispirazione sia per definire le caratteristiche del suo personaggio, sia per il racconto minuto dopo minuto del suo difficile passato. Attraverso la storia di Leila, il lettore viaggia nel mondo interiore degli emarginati e nel contempo in un Paese che purtroppo negli ultimi decenni, a causa di una politica sempre meno democratica, ha visto una progressiva privazione della libertà d’espressione degli intellettuali, minando i pilastri della democrazia. Il romanzo celebra la diversità, l’integrazione, la tolleranza, l’amicizia e la vita stessa. In un capitolo del libro viene detto che abbiamo due famiglie in questa vita: una è la famiglia di sangue, l’altra è la ‘’famiglia di acqua’’ composta da un ristretto gruppo di amici sinceri. Elif Shafak, tramite il personaggio di Leila celebra quest’ultima famiglia, intesa come la spina dorsale morale di un individuo che dona speranza ed ispirazione per il futuro e per la costruzione di un’identità personale. 

Un’altra fonte d’ispirazione per la stesura di questo romanzo è giunta da un luogo reale che esiste ad Istanbul, un cimitero in cui le lapidi non riportano nomi, ma solo numeri. Il Cimitero degli Abbandonati di Kylos ospita i corpi e le storie delle persone che sono state respinte dalla loro famiglia, come malati di HIV, membri dell’LGBTQ, lavoratori del sesso, suicidi, bambini abbandonati subito dopo la nascita o profughi. L’autrice si è interrogata circa l’identità di questi soggetti tramutati in numeri. Sceglie una tomba e ridonando un nome ad un numero, ridà un’identità ed una dignità ad un essere umano rigettato dalla società. Per l’autrice uno scrittore non deve solo inventare nuove storie, ma deve essere attento ai silenzi o alle storie che sono state cancellate, negate o dimenticate. Una delle sfide più grandi affrontate dell’autrice è stata la gestione degli ultimi 10 minuti e 38 secondi di ricordi di Leila. Comprimere un bagaglio di vita in un tempo così limitato, ha indotto l’autrice a fornire descrizioni precise, lucide e al contempo umane. L’olfatto e il gusto sono i due principali sensi attraverso i quali la protagonista si ricorda della sua vita. La storia di Leila non vuole fornire risposte, ma porre al lettore nuove domande che diventano sempre più profonde, capitolo dopo capitolo. La potenza dei libri di Elif Shafak risiede nella discreta ed elegante potenza di irrompere nella mente e nel cuore del lettore con quesiti mirati a sgretolare tabù politici, culturali e sociali. Le sue novelle sono un open space democratico in cui il lettore sente diverse opinioni e in cui si stente libero di esprimere la propria unicità, giocando sempre un ruolo attivo. 

L'AUTRICE: ELIF SHAFAK

Elif Shafak è una scrittrice turca pluripremiata e l'autrice più letta in Turchia. Scrive sia in turco che in inglese e ha pubblicato diciassette libri, undici dei quali sono romanzi. Il suo lavoro è stato tradotto in 50 lingue. Il suo ultimo romanzo 10 Minutes 38 Seconds in this Strange World è stato selezionato per il Booker Prize ed è stato scelto Blackwell's Book of the Year. Il suo precedente romanzo, Le quaranta regole dell'amore è stato scelto dalla BBC tra i 100 romanzi che hanno plasmato il nostro mondo. Shafak ha conseguito un dottorato in scienze politiche e ha insegnato in varie università in Turchia, Stati Uniti e Regno Unito, tra cui il St Anne's College, l'Università di Oxford, dove è borsista onorario. È membro del Weforum Global Agenda Council on Creative Economy e membro fondatore dell'ECFR (European Council on Foreign Relations). Difensore dei diritti delle donne, dei diritti LGBT e della libertà di parola, Shafak è un oratore pubblico stimolante e due volte oratore TED Global, ricevendo ogni volta una standing ovation. Shafak contribuisce alle principali pubblicazioni in tutto il mondo ed è stata insignita del titolo di Chevalier des Arts et des Lettres ed è Fellow della Royal Society of Literature. Nel 2017 è stata scelta da Politico come una delle dodici persone “che ti daranno la necessaria elevazione del cuore”. Shafak ha giudicato numerosi premi letterari, ha presieduto il Wellcome Prize e attualmente sta giudicando il Premio Orwell.

‘’C'è ancora molto da fare per preservare la democrazia dei paesi europei.

Spesso le persone hanno pensato negli scorsi anni che i diritti faticosamente conquistati fossero un punto d'arrivo ma si tratta di un risultato da proteggere. Il populismo oggi è il mezzo scelto dai politici per parlare alla pancia delle persone.

Un mezzo antidemocratico, anti-intellettuale ed alla lunga anche una minaccia ai diritti delle donne’’

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