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Calila e Dimna di Kader Abdolah

Tempo di lettura stimato: 7 minuti

Kader Abdolah, uno scrittore e poeta iraniano contemporaneo, perseguitato dal regime dello scià e da quello di Khomeini, ha voluto tradurre e rielaborare la versione dell’opera Calila e Dimna di Abdol-Ma’ali per donarla come ‘’un antico gioiello’’ al mondo Occidentale. 

OPINIONE DELL'EDITORE

Dalla scoperta delle "Mille e una notte", il mondo esotico di un millenario Oriente con i suoi eremiti, fanciulle belle e mariti gelosi, servi infidi e improvvidi mercanti, animali parlanti è per noi sinonimo di fiaba. È a questa stessa tradizione che appartiene "Calila e Dimna", "uno dei sei o sette antichi libri persiani più importanti, la nostra prosa più bella", dice Kader Abdolah che l'ha voluto rielaborare nel suo olandese poetico, per offrirlo in moderna versione, filtrata dalla sua sensibilità di scrittore esule, come un "antico gioiello" donato ai lettori occidentali. Al cospetto di Ray Dabashelim, lo scià dell'India, è il bramino Bidpai chiamato a svolgere il ruolo di Shahrazad, e a trovare per ogni caso della vita il giusto hekayat, il racconto che diverta e serva da esempio. Ma in ogni storia un personaggio si fa a sua volta narratore e gli hekayat si incastrano uno nell’altro in una spirale di aneddoti, apologhi ed episodi in cui uomini e animali, come gli emblematici sciacalli del titolo, si alternano per mettere in scena, più che un insegnamento morale, l’infinita varietà della commedia umana. Se l’inganno, il tradimento e i nemici sono sempre in agguato e l’ambizione e l’avidità portano facilmente alla rovina, non sempre i vizi vengono puniti e le virtu’ premiate: spesso la fortuna vale più del merito, e chi detiene il potere preferisce ascoltare chi lo adula e condanna chi lo critica dicendo la verità. ‘’Nessuno sfugge al suo destino, né le dure montagne, né i cerbiatti con le loro zampette bianche’’, ma due cose restano nel fluttuare della sorte: l’amicizia capace di superare antichi odi, e quella sospensione miracolosa del fluire del tempo data dalla parola, l’erba curativa contro gli irrimediabili mali della vita che, come i personaggi del libro, continuiamo a chiedere agli scrittori: ‘’Raccontaci la storia’’.

L'AUTORE: KADER ABDOLAH

Il suo vero nome è Hossein Sadjadi Ghaemmaghami Farahani ed è nato nel 1954 in Iran. Già̀ negli anni Settanta inizia a scrivere racconti nel suo paese, scegliendo di celarsi dietro lo pseudonimo di Kader Abdolah (nomi di due oppositori assassinati dal regime degli ayatollah). Ritenuto un nemico delle autorità̀, nel 1985 è costretto a lasciare l’Iran e nel 1988 diventa rifugiato politico nei Paesi Bassi. Qui, imparando la lingua da autodidatta, inizia a scrivere in olandese, diventando negli anni uno degli autori più̀ apprezzati, premiati e importanti d’Olanda e non solo. Ha all’attivo diciassette romanzi, tutti scritti originariamente in olandese, pubblicati fra il 1993 e il 2016.


Migliaia di anni fa, quando in Cina, o da qualche altra parte in Estremo Oriente, era stata inventata la carta, un giovane visir persiano andò dal re e gli disse sottovoce: ‘’Il nostro informatore mi ha detto che in India hanno scritto un libro. Le cose stanno così: lo scià dell’India ha dato al suo saggio visir Bidpai il compito di scrivere un libro in cui siano raccolti tutti i racconti della saggezza indiana. Il libro è finito, ma l’hanno messo nell’armadio reale e chiuso a chiave. Hanno paura di noi, temono che glielo portiamo via. Il libro si intitola Calila e Dimna. Contiene tutte le esperienze di vita indiana. Noi dobbiamo avere quel libro: è di importanza vitale per il regno persiano’’. 

Borzuie si inchina davanti al re di Persia - dal libro Calila e Dimna di Kader Abdolah, edizione Iperborea
Borzuie si inchina davanti al re di Persia - dal libro Calila e Dimna di Kader Abdolah, edizione Iperborea

Con questo prologo Kader Abdolah inizia la sua rielaborazione del classico sancrito-persiano di Kalila e Dimna. L’autore iraniano narra in seguito che il giovane visir, di nome Borzuie, andò di nascosto in India. Lì visse per oltre trent’anni. Imparò la lingua, prese moglie e creò una famiglia. Nel frattempo la sua missione segreta proseguiva. Entrò in contatto con il cronista dello scià e, col tempo, si conquistò la sua fiducia. Giorno dopo giorno, il cronista narrava a Borzuie un racconto e lui, dopo averlo imparato a memoria, lo riferiva a sua volta al notaio del re persiano. 

Borzuie e il cronista indiano - dal libro Calila e Dimna di Kader Abdolah, edizione Iperborea
Borzuie e il cronista indiano - dal libro Calila e Dimna di Kader Abdolah, edizione Iperborea

Dopo molti anni, Borzuie portò a termine la sua missione e tornò in Persia. Ormai vecchio, fu ricevuto dal re che, dopo averlo elogiato, gli chiese quale ricompensa volesse per il suo prezioso contributo alla cultura persiana. Con grande stupore del re e dei visir, Borzuie chiese di poter scrivere una sua versione persiana di Kalila e Dimna. Lo scià accettò e per secoli il libro fu letto e amato dal popolo persiano. 

Calila parla con Dimna - dal libro Calila e Dimna di Kader Abdolah, edizione Iperborea
Calila parla con Dimna - dal libro Calila e Dimna di Kader Abdolah, edizione Iperborea

Ma accadde che gli invasori arabi, giunti in Persia, vennero a conoscenza del libro. Armati di spada e Corano, vietarono l’uso della lingua persiana e proibirono qualsiasi forma di arte legata all’eredità culturale persiana. A tal proposito Kader Abdolah scrive:

Per quattro secoli noi tacemmo. Per quattro secoli non scrivemmo niente. Ignorammo la loro lingua e la loro cultura. Ma alla fine dovemmo cedere ed arrivare ad un compromesso. Mettemmo da parte la loro lingua, ma ci inginocchiammo davanti al loro libro. E all’improvviso il Corano iniziò a scorrere come un fiume possente, giovane, melodioso e poetico nell’antichissima lingua persiana, e nacque così una nuova lingua. Gli arabi avevano distrutto tutto il bagaglio culturale persiano, ma ci fu un libro che portarono in patria con sé: Calila e Dimna.

La tartaruga porta a casa la scimmia - dal libro Calila e Dimna di Kader Abdolah, edizione Iperborea
La tartaruga porta a casa la scimmia - dal libro Calila e Dimna di Kader Abdolah, edizione Iperborea

Lo scrittore iraniano spiega inoltre che il testo fu arricchito di nuovi episodi e di termini arabi. Lo scrittore che compì quest’impresa era Abdollah ebn-e Moqaffa’, un autore persiano che, con la scusa di voler riscrivere la storia in arabo, riuscì a salvare gli antichi racconti dal nuovo proibizionismo arabo. Fu grazie alla traduzione di Moqaffa’ e al recupero della lingua persiana che Abdolah ha intrapreso con successo la sua opera di rielaborazione. Ecco uno dei tanti brani della versione Calila e Dimna edita di Iperborea:

‘’Chi ha un sogno deve essere disposto a fare di tutto per realizzarlo. A volte noi siamo deboli e la vita è dura: in questi momenti dobbiamo avere pazienza e cambiare il modo di pensare, altrimenti non ce la caveremo. Forse il sultano conosce la storia del serpente che andò al servizio di una rana.’’ ‘’No, non la conosco’’, rispose il sultano. ‘’Raccontamela!’’

 

Hekeyat 

 

C’era una volta un serpente. La vecchiaia si era già impadronita di lui. Non ci vedeva più bene e aveva perso tutti i denti. Si sentiva debole e non riusciva più a cacciare. Un giorno disse tra sé: ‘’Adesso che gli anni giovani non tornano più, desidero che anche i giorni della mia vecchiaia passino in fretta. Dove sono i cammelli forti, capaci di portare per me queste giornate pesanti? Purtroppo non c’è niente da fare. La vita è così, con il tempo veniamo tutti privati delle nostre forze. Non per niente i saggi non si affezionano alla vita. aspettarsi qualcosa di diverso dalla vita è come sperare di rinfrescarsi al fuoco. Il passato non torna e il futuro non è più alla mia portata, ma una cosa mi è chiara: adesso che non ho più i denti per mordere, devo ingoiare l’umiliazione di andare a lavorare come servo presso qualcuno. Così è la vita, neanche le montagne alte e forti resistono al tempo: si sgretolano e i fiumi le portano via.’’ Il serpente si mise in moto e avanzò piano piano verso uno stagno dove vivevano molte rane in pace e felicità. Quelle rane avevano un re giusto. Il serpente se ne rimase tranquillo sulla riva, fingendo di essere molto addolorato. Una rana che passava di lì gli chiese che cosa gli fosse successo. ‘’Non c’è creatura al mondo più triste di me’’, rispose il serpente. ‘’Perché’? che cosa ti è capitato?’’ ‘’Sono un serpente e per me è di importanza vitale dare la caccia alle rane, ma mi è venuta una malattia per cui non riesco più a catturarle.’’ La rana andò dal re delle rane e gli raccontò quella storia. Il re ordinò che gli portassero il serpente. ‘’Parla! Come mai non sei più in grado di catturare le rane?’’ gli chiese. ‘’Una volta ne stavo caciando una, ma lei riuscì a sfuggirmi e cercò riparo nella casa di un eremita. Io la inseguii. La casa era buia. Sul pavimento c’era il figlio dell’eremita, ma io non lo vidi. Con la testa gli toccai il braccio, che era caldo, e pensai che fosse la rana. Così affondai i denti nella sua carne. Il figlio dell’eremita lanciò un forte grido e divenne freddo lì sul posto. L’eremita mi vide e piangendo mi corse dietro per uccidermi. Ma non riuscì a prendermi e allora mi maledì. ‘Spero che ti venga una malattia per cui non riuscirai più a catturare una rana’, disse. ‘E ti auguro di diventare così debole e malato che il re delle rane ti prenda al suo servizio come un asino per farsi trasportare’. Le sue parole hanno funzionato. Sono diventato così debole da non avere più neanche la forza di mangiare un boccone e sono così avvilito da essere pronto a portarvi in groppa e a servirvi come un asino.’’ 

Il serpente racconta di aver morso il figlio dell'asceta per errore, Kalila wa Dimna
Il serpente racconta di aver morso il figlio dell'asceta per errore, Kalila wa Dimna

Quell’idea piacque al re delle rane. Non c’è niente di più delizioso che farsi portare in groppa dal proprio nemico giurato, disse tra sé. Così il serpente entrò al servizio delle rane come asino. Il re delle rane si sedeva orgoglioso e a testa alta a cavallo del serpente e si faceva portare ovunque gli piacesse andare. ‘’Lunga vita al re’’, disse il serpente dopo un po’ di tempo. ‘’Vi porto con piacere ovunque voi desiderate, ma devo mangiare qualcosa, altrimenti non avrò la forza di trasportarvi’’. ‘’La tua richiesta è giusta’’, rispose il sultano e ordinò che gli venissero date ogni giorno in pasto due rane.

 

‘’È questo che intendo, quando dico di cambiare il modo di pensare e avere pazienza’’, spiegò il corvo al re dei corvi. ‘’A volte con un’idea giusta si ottiene un risultato migliore che con cento uomini insieme. Per esempio: un uomo forte può mettere fuori gioco al massimo dieci, o forse venti, ma con un’idea geniale si può sconfiggere un intero esercito. L’acqua invece, dolce e paziente, è in grado di strappare dal terreno qualsiasi albero, anche forte, con radici e tutto quanto.’’ ‘’Grazie a te la felicità risplende di nuovo nella nostra vita, come il sorriso sulle guance di una fanciulla dai giovani seni’’, disse il re. Il corvo si inchinò al sultano e volò via.

Il re è felice dei racconti di Bidpai - dal libro Calila e Dimna di Kader Abdolah, edizione Iperborea
Il re è felice dei racconti di Bidpai - dal libro Calila e Dimna di Kader Abdolah, edizione Iperborea

Grazie al lavoro di Kader Abdolah, anche noi, dopo duemila anni, possiamo perderci in un mondo fantastico e riflettere su questioni etiche e morali, note distintive della grande tradizione letteraria persiana. 

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