ViaggiCultura è un progetto che prevede la realizzazione di eventi culturali e l’offerta di un servizio di consulenza per la creazione di itinerari di viaggio personalizzati, contraddistinti da una forte connotazione culturale. Tramite gli articoli presenti nel sito alla sezione Rubriche e ad una serie di eventi, questo progetto offre la possibilità di approcciarsi non solo ai viaggi e alle culture dei Paesi proposti, ma anche di spaziare sull’importante tema del viaggio come strumento attivo e diretto di narrazione, per la trasmissione di cultura. Dalla storia, alla tradizione popolare, alla gastronomia, alla musica, all’arte, tutte le forme di cultura sono un mezzo per conoscere da diverse prospettive le molteplici componenti caratterizzanti di un Paese. Gli obiettivi sono molteplici: innanzitutto il desiderio di ringraziare questi meravigliosi Paesi, cercando di raccontarli e di valorizzarli; il piacere di poter fornire un itinerario che vada oltre la semplice vacanza per regalare un’esperienza memorabile; la voglia di scoprire insieme, attraverso il viaggio, la bellezza del mondo e delle subculture che lo popolano.

Il concetto che sta alla base di questo progetto è la visione del viaggio come il mezzo più diretto e valido per coltivare l’identità, sia dell’io che del noi. In questo momento storico, in cui lo spaesamento individuale e collettivo ci sta estraniando da tutto quello che non è asservito a determinati fini pratici e produttivi, risulta essenziale non cedere alle abitudini imposte, ma mantenere vive la curiosità, la memoria e la speranza. Questi tre fattori servono da sostegno alla cultura, elemento costitutivo dell’umanità. Non abbiamo istinti, comportamenti o ambienti predefiniti. Nel corso della nostra storia ci siamo adattati, passando da animali precari a ‘’dominatori’’ del mondo. La paletnologia, ovvero lo studio delle civiltà e culture umane della preistoria, ci spiega che da 40.000 anni, la morfologia del cervello e l’apparato cognitivo e simbolico umano, sono rimasti immutati. In questa data l’uomo ha iniziato a creare, tramite la musica, l’arte, la progettazione di utensili, i rituali funerari e la danza, delle realtà che non esistono. L’esigenza di questa dimensione irreale nasce dal bisogno di trasmettere messaggi che non siano utilitaristici. Ecco quindi che ritroviamo in un tempo molto remoto, delle necessità che ancora oggi sentiamo. Se l’uomo è sopravvissuto nell’arco della storia è perché ha sviluppato una coscienza, cioè ha maturato la consapevolezza della propria esistenza e di quella di altri individui, tramite la trasmissione di conoscenze non necessariamente pratiche. Dobbiamo, infatti, ricordare che gran parte di ciò che siamo lo trasmettiamo mediante la cultura e non tramite la genetica. Ad esempio la capacità di leggere e di scrivere non la riceviamo in eredità con il nostro corredo genetico. Dobbiamo impararla e qualcuno deve insegnarcela. Con la velocità, nata dall’esigenza di mantenere i ritmi e i bisogni sempre più pratici, si rischia di perdere o dimenticare fattori peculiari dell’essere umano, come la creatività, la capacità di comprensione e di reinterpretazione della realtà. A questo va aggiunto il continuo bombardamento di notizie che spesso si rivelano false o lontane dalla realtà, generando spaesamento e, in casi estremi, assenza di senso. Per salvarci dobbiamo ricorrere ad un atteggiamento attivo e non dimenticare che l’evoluzione tecnologica deve andare di pari passo con l’evoluzione culturale. Il viaggio ci permette di toccare con la mente, lo spirito e il corpo questo concetto astratto. Ci fa immergere senza filtri nella nostra identità, ci permette di confrontarci con gli altri e con noi stessi. Ci sprona ad andare oltre. E, soprattutto, ci ricorda che senza la curiosità e la cultura, armi infallibili dell’umanità, torneremmo ad uno stato animale in cui anziché primeggiare come ‘’essere’’, torneremmo ad essere fragili prede.

Chi sono?

Definirsi non è mai un compito facile. Sono Francesca Pavesi, una travel designer ed una sostenitrice del viaggio come mezzo di preservazione e di trasmissione di cultura. La mia storia di viaggiatrice comincia quasi dieci anni fa, fra le tende berbere del confine tra Marocco e Algeria. Dopo aver frequentato il Liceo Classico ed il corso di marketing e di pubbliche relazioni allo IED di Milano, ho sentito l’esigenza di allontanarmi da un mondo in cui forma e profitto vincono sull’essere. Avevo bisogno di ritornare alle origini, di ritrovare il tempo di pormi domande e di capire da che parte stare. Al termine di un’esperienza in un hotel a 5 stelle a Suez, sono ripartita come volontaria per il Marocco. La destinazione era Bouarfa, una piccola cittadina di confine, sconosciuta agli stessi marocchini. Non sapevo dove stavo andando, ma il mio cuore era fiducioso. Mai avrei immaginato che in quel piccolo puntino segnato su una cartina molto ingrandita, avrei fatto la mia più immensa esperienza di vita. Sarei dovuta rimanere un mese, massimo due, per un progetto di volontariato linguistico. Alla fine sono rimasta per due anni. Durante quei preziosi giorni in cui ho girato il Marocco in lungo e in largo con ogni mezzo, ho imparato tante cose, come la tolleranza, il rispetto e la ricchezza dell’essere poveri. Quel piccolo punto sulla cartina geografica è diventato un universo in cui ogni persona era l’attore di un valore e io, da ragazza, sono diventata donna. Viaggiando da un posto all’altro, da una storia all’altra, ho imparato non solo a sopravvivere, ma a vivere. Ho riscoperto i valori veri della vita, ho deciso di cambiare, di migliorare. Dentro di me sapevo che questo capitolo doveva finire per poter proseguire il cammino. Con sofferenza ho lasciato questa nuova casa e ne ho cercate altre. L’istinto e l’amore per la storia antica mi hanno gettato tra le braccia della Turchia, una terra che mi ha iniziato ai colori dell'anima del mondo. Mi ha mostrato come tutto abbia due dimensioni. Mi ha insegnato che ogni cosa può essere vista o guardata. Sentita o ascoltata. Sfiorata o toccata. Ho imparato a sentire con la mente, ad ascoltare con il cuore e ad amare col naso. Dopo la Turchia, sono arrivati tutti gli altri viaggi. Uno dopo l’altro, tutti questi Paesi hanno preso un posto speciale nel mio cuore e sono diventati un caro gruppo di amici, tutti diversi e fondamentali. Il mio è sempre stato un viaggio “dall’esterno all’interno”, dal mondo alla mia anima. Viaggiare ci aiuta a comprendere il valore della libertà, le dinamiche della società, l’importanza della cultura, la bellezza della diversità e soprattutto la possibilità di superare i nostri limiti. È mia abitudine approcciarmi ai Paesi che vado a visitare come se fossero persone da conoscere. Cerco di dargli un profumo, una voce. Cerco di carpirne le sfumature, di comprenderne i pregi e i difetti, di intuire i motivi nascosti dietro apparenti contraddizioni. A volte risulta difficile. Ci sono fattori che vanno oltre il nostro comune capire, ma in quel caso mi lascio trasportare da un arcaico intuito che riporta tutto ad un senso che va oltre. Cerco l’umanità, cerco il brutto per trovare il bello. Le certezze non esistono. Proprio come accade tra persone, sono ben consapevole di essere lontana dalla conoscenza, ma in questa parzialità risiede il fascino del mistero e l’humus della curiosità. Cerco fiducia. Cerco speranza. Cerco di continuare a sognare che, nonostante tutto, esista la possibilità di migliorare la nostra comune condizione anche tramite il semplice racconto di un viaggio, uno dei mezzi più stimolanti ed efficaci per comprendere che l’umanità non si trasmette geneticamente.

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