libano, TERRA DI FRONTIERA

Esistono viaggi che nascono dal desiderio di scoprire, conoscere e approfondire i patrimoni materiali e immateriali di una determinata area. Altri viaggi derivano dall’esigenza di voler confrontarsi e vivere una realtà apparentemente lontana o diversa. Altri ancora nascono per una volontà inconscia che ci fa desiderare ciò che ci sembra inafferrabile. I territori di frontiera, quei luoghi non luoghi spesso disegnati sulle mappe da mani straniere che ne decidono il destino, sono quegli angoli di mondo verso i quali la curiosità ci spinge senza un’apparente ragione. Il Libano, un paese che negli ultimi decenni è diventato sinonimo di instabilità e campi profughi, è in un certo senso una terra di confine. Non esiste un motivo concreto per partire. Non ci sono siti, blog o programmi tv che ci spingono a farlo. Non c’è una lista dei luoghi imperdibili del Libano, né tantomeno le immagini di Google lo rendono allettante. Ma chi desidera camminare tra quelle terre dimenticate e mai di moda, non per sfida ai luoghi comuni, ma per un esercizio di libertà, sa che è destinato ad andare controcorrente. Tutto il Medio Oriente disorienta e spaventa. Ma se ci fermiamo a filtrare la marea di informazioni che quotidianamente riceviamo, il punto di vista cambia. Se ci fermiamo e ricordiamo che la civiltà umana è nata in quelle terre, la prospettiva cambia. Tutto questo richiede uno sforzo. Bisogna essere preparati per capire e al contempo impreparati a sentire. La nostra curiosità sarà arrabbiata perché si renderà conto che ad ogni passo, anziché incontrare certezze, riceverà nuovi dubbi. E sarà l’inizio di un’esperienza che non si limiterà ad un paese o ad uno spazio di tempo, ma di un viaggio il cui inizio non sarà più rintracciabile. Visitare il Libano, guardare negli occhi le sue cicatrici e sentire l’odore della polvere sollevata dalle tante guerre, vi farà rabbrividire. Ma vi farà anche ricordare il diritto e il dovere di essere uomini. La storia antica del Libano, l’epoca in cui i Fenici attraversarono il Mar Mediterraneo, unendo con rispetto i popoli e le culture che ci hanno reso quello che siamo, diventerà motivo d’orgoglio. Vi farà sentire parte di una comune nostalgia per un passato che non abbiamo vissuto, ma che ci appare molto chiaro. Contrariamente, vi sentirete estranei al concetto di guerra, una lontana idea astratta che sentiamo nominare, ma che per fortuna non conosciamo. Davanti ai muri trivellati di Beit Beirut vi farete domande e non vi darete risposte. Il loro numero aumenterà quando su una parete del Museo Nazionale di Beirut, vedrete il foro lasciato dai bombardamenti che non risparmiarono nemmeno l’arte e la storia. Li coltiverete attraversando Achrafieh, il quartiere cristiano, e Hamra, il quartiere musulmano. E poi il flusso incessante delle domande si interromperà bruscamente alla frontiera siriana, lasciando spazio ad un silenzio assordante. Il Libano è un paese che ha dovuto accettare, sostenere ed affrontare mille sfide dalla sua nascita. Il tramonto dell’Impero Ottomano, le ostilità tra nazionalisti arabi e cattolici maroniti, la Francia burattinaia, la gestione della condivisione del potere tra le varie comunità religiose e le tensioni con la Siria ed Israele, sono solo alcune delle tensioni che hanno minato gli equilibri del paese. Tutt’ora la stabilità politica ed economica è precaria. Tuttavia questo non deve rappresentare un motivo per non viaggiare in Libano poiché la situazione è perennemente monitorata e condivisa con l’esterno. Beirut vi aiuterà a comprendere che la forza del Libano di oggi risiede nella volontà dei giovani di costruirsi un futuro fatto di biblioteche, università, internet cafè, mostre, concerti, ateliers e gallerie d’arte. Questi giovani sono i figli nati dalle ceneri di un paese che è terra di confine tra un mare che porta verso la libertà dell’Occidente e una linea tratteggiata che segna l’inizio del baratro dell’oppressione che violenta da decenni molti paesi del Medio Oriente. Se deciderete di partire per il Libano, vi consiglio di andare a Masnaa, la frontiera con la Siria. Non abbiate paura. Starbucks e le decine di banche vi sorprenderanno. Non abbiate paura. Nei campi profughi vedrete la sofferenza di chi è stato costretto ad abbandonare la propria terra. Non abbiate paura. Vi troverete in un limbo in cui vive lo spettro del male che solo l’uomo può infliggere. Ma non abbiate paura. Se guarderete oltre le montagne e avrete fiducia, vedrete una condizione che solo l’uomo può creare: la libertà. E allora sentirete che anche voi, avrete contribuito, nelle vostre possibilità, ad un progetto che nessuno potrà mai distruggere, una missione alla quale solo gli indifferenti non adempiono. Avrete preso parte alla speranza in un giorno nuovo, un futuro in cui le terre di frontiera ritorneranno a sorridere. Una speranza che come un piccolo germoglio, solo lo studio, il senso civile e l’esercizio della libertà possono far crescere.

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