marocco: la ricchezza dell'essere poveri

Al-Maghrib, il ‘’luogo del tramonto’’, il nome arabo dell’ultimo paese islamico che saluta il Sole ogni giorno. Una terra magica che per secoli è stata un crocevia di diverse culture provenienti da tutto il mondo. Il Marocco, uno paese conosciuto per le città imperiali, per il deserto e per essere l’unico stato del Nord Africa con una politica stabile. Dal punto di vista naturalistico, ogni regione ha le sue bellezze. Partendo da nord, si incontrano le sabbiose coste del Mediterraneo, le foreste di cedri, piantagioni di frutta, vitigni e uliveti, le cime dell’Atlante, le infinite spiagge dell’Atlantico, il deserto roccioso intervallato da rigogliose oasi e canyon e, per finire, le porte del grande Sahara. La posizione geografica di questa terra ha creato la condizione ideale per un susseguirsi di incursioni e domini fin dall’epoca preistorica. I resti dei primi insediamenti umani in Marocco sono databili tra il XX e il VIII secolo a.C. nell’attuale provincia di Oujda, Marocco Orientale. A quest’epoca risalgono le prime attestazioni della presenza di un popolo che ancora oggi costituisce un’importantissima presenza etnica in Marocco: i berberi. Questa popolazione nomade ha una cultura antica che ancora oggi si può vedere e sentire grazie alla lingua, alle tradizioni, alla musica, all’artigianato e a tutte le forme d’arte. La fierezza di questo gruppo etnico che ha saputo difendere la propria identità davanti all’avanzata islamica, è letteralmente marchiata sui volti, soprattutto quelli femminili, grazie a dei tatuaggi che mostrano gli antichi simboli legati al rapporto tra uomo e natura. Le lettere dell’alfabeto berbero non sono arabe, segno di un evidente distacco con il processo di arabizzazione della lingua. Attorno all’anno 1000 a.C., i berberi che abitavano la zona costiera, dovettero ripiegare verso l’Atlante, a causa dell’arrivo dei Fenici, signori del mare. Essi insegnarono alla popolazione berbera l’arte del commercio e, in un breve lasso di tempo, assoggettarono il controllo della costa mediterranea. Approfittando della caduta di Cartagine nel 146 a.C., i Romani estesero la loro influenza in tutta l’Africa Settentrionale, inglobando il Marocco con il nome di provincia di Mauretania, con capitale Volubilis. Quando anche l’Impero Romano si sgretolò, il paese si ritrovò suddiviso in piccoli potentati locali senza una guida comune. Questo fattore di instabilità, fu l’ingrediente vincente per la conquista araba. Nel 682 iniziò il cosiddetto ‘’periodo arabo’’, un’epoca storica che vide il succedersi per circa 1.200 anni di diverse dinastie di religione islamica, come gli Almoravidi, gli Almohadi, i Marinidi, i Saudiani e gli Alawiti. A porre fine a questo lungo periodo di dominazioni islamiche, fu la corsa alla colonizzazione dell’Africa ad opera degli europei a metà del XVIII secolo. In un primo momento, Francia e Spagna si spartirono il controllo del Marocco, ma le rivolte della popolazione locale, soprattutto dei berberi, portarono alla formazione della Repubblica del Rif nel 1920. Qualche anno dopo le due potenze, sfinite da continue lotte, dovettero ritirarsi. Nel 1956 il Marocco ottenne la sua indipendenza e da allora fu instaurata una ‘’monarchia costituzionale, democratica, parlamentare e sociale, fondata sulla separazione, l’equilibrio e la collaborazione dei poteri, così come sulla democrazia cittadina e partecipativa’’ (art. 1 Costituzione del 2011). La storia islamica del Marocco, ha avuto forti ripercussioni a livello culturale, riscontrabili nell’attaccamento alla religione. L’eredità islamica ha lasciato non solo doveri, ma anche molti valori come l’ospitalità, la generosità e l’onestà. Questi tre sostantivi si scontrano con gli stereotipi che derivano dai fatti di cronaca. Ma, allontanandosi dalle grandi città come Marrakech, Fes o Casablanca, la situazione cambia. Se nelle città turistiche o emergenti, il livello di fiducia deve rimanere molto basso per poter sopravvivere, in quegli angoli di paese di cui nessuno conosce il nome, questi valori capeggiano. Non lo dico tanto per dire. Lo dico perché in quelle piccole città sconosciute ho vissuto per due anni. Due anni durante i quali non ho mai chiuso la porta a chiave. Il Marocco vero non è Marrakech, Rabat o Fes. Quelle sono le città che vanno visitate come punto di partenza e non di arrivo. Fermarsi ad una bella medina o ad una moschea, è un vero peccato. Per chi vuole vedere ed essere accolto dalla grande cultura marocchina, consiglio la poco nota regione Orientale. Lì riscoprirete il vero sapore di un sorriso. In quelle città sconosciute, capirete la ricchezza dell’essere poveri. Un tesoro fatto di persone umili, ma che vi daranno lezioni di vita che i libri non contengono.

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