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''UN’ISOLA DI LATINITÀ IN UN MARE SLAVO''

La Romania è un paese che dal punto turistico viene preso in scarsa considerazione, a causa di una visione stereotipata e poco fedele alla realtà. Nonostante il pensiero comune, la Romania offre una vasta gamma di itinerari culturali e naturali, impreziositi dall’ospitalità dei suoi abitanti. A differenza di altri stati balcanici, come ad esempio il Montenegro o la Bulgaria in cui la popolazione risulta poco avvezza ad accogliere con un sorriso, la Romania e la sua gente sanno stupire con una generosità inattesa. Dal punto di vista culturale, la Romania è stata un crocevia storico e geografico tra l’Occidente e l’Oriente. È infatti collocata tra gli Stati carpatici per quanto riguarda la struttura del rilievo, tra quelli danubiani per l'idrografia, e infine tra i Paesi pontici per il suo litorale. Nonostante diversi popoli, tra cui Unni, Geti, Avari e soprattutto Slavi, abbiano attraversato e assoggettato le sue terre nel corso dei secoli, la Romania ha saputo conservare forti legami nazionali, dovuti all'eredità storica e linguistica. L’area danubiana era popolata in tempi antichi dai Daci, una civiltà indoeuropea autoctona di cui esistono numerose testimonianze come il sito di Sarmizegetusa, l’antica capitale della Dacia collocata a valle del monte Peleaga. L’ultimo re di questo popolo, Decebalo, non riuscì a contenere le mire espansionistiche dell’imperatore romano Traiano. Dopo la conquista della Dacia, trasformata in provincia romana nel II sec. d.C., iniziò un lento processo di romanizzazione attuato da Roma in tutte le province dell’impero. Fu così che la lingua dei daci, il dacogetico, si intrecciò col latino parlato dai militi romani e da coloro che lavoravano nell’amministrazione, formando un idioma neolatino che ancora oggi, con alcune modifiche lessicali, viene parlato in Romania e nella Repubblica di Moldavia. Nonostante le incursioni di vari popoli slavi durante il medioevo, la popolazione della Romania continuò a parlare un latino volgare intessuto di alcune forme lessicali di origine dacia, mantenendo un’identità latina estranea agli altri popoli dell’area balcanica. Il nome stesso ‘’Romania’’, fu usato a partire dal XVI sec. per sottolineare, come afferma lo storico Nicolae Iorga, che ‘’la Romania è un’isola di latinità in un mare slavo’’. La lingua paleoslava, originaria della Bulgaria, fu adottata solo dalla Chiesa come lingua franca per le funzioni religiose. Anche l’alfabeto cirillico, fu utilizzato fino al XIX sec. quando, dopo una fase di transizione, fu sostituito da quello latino. La lingua romena ha quattro dialetti: l’istrorumeno, l’arumeno, il meglenorumeno e il dacoromeno. Quest’ultimo è quello che viene definito come lingua romena. Tra le lingue romanze, il romeno occupa il quinto posto per numero di persone parlanti, dopo Spagna, Portogallo, Francia e Italia. Ecco perché la comunicazione con gli abitanti della Romania risulta relativamente facile. Il forte carattere nazionale, non si vede solo nella lingua, ma anche a livello culturale. Il patrimonio culturale romeno si è formato sotto la stretta influenza del mondo slavo e ortodosso, al quale nei secoli passati si sono mescolati tuttavia elementi ungheresi, russi, bizantini, ebraici, tzigani e occidentali. Gli esempi più significativi dell’eredità ortodossa si trovano nella regione di Bucovina, una terra in cui bellissimi monasteri medievali dipinti fanno rivivere l’epoca delle lotte tra Stefano il Grande e l’avanzata ottomana. Ancora più antiche sono le tradizioni che si ritrovano nel distretto di Maramureș, una regione in cui l’eredità dei Daci è ancora presente grazie ad un cimitero molto particolare, detto ‘’allegro’’. In Transilvania, le tracce della dominazione dei Sassoni sono ancora presenti nelle cittadine di Sighișoara e Sibiu. Il relativo isolamento culturale in cui ha versato la Romania negli anni in cui era uno stato socialista e il carattere rurale della sua economia, hanno contribuito a mantenere in questo Paese una certa continuità con le tradizioni popolari che in altri luoghi sono state abbandonate con il secondo dopoguerra. La Romania ha dovuto attraversare nell'ultimo decennio del sec. XX una crisi profondissima, generata dalla politica autarchica imposta dal leader comunista Nicolae Ceaușescu, oltre che dalla confusione e dalle incertezze seguite alla violenta caduta del suo regime: riforme economiche improvvisate e poi lasciate a metà, una dialettica politica distorta da decenni di assolutismo e arbitrii, il dilagare di corruzione e violenza hanno portato l'economia nazionale in ginocchio e la popolazione al limite della pura sopravvivenza, mettendo a rischio le stesse regole della convivenza civile. Non è per caso che negli anni Novanta la Romania sia stata uno dei Paesi europei con il più alto tasso di emigrazione, dopo l'Albania. Solo con l'inizio del nuovo secolo, grazie anche agli adeguamenti legislativi e funzionali chiesti dall’Unione Europea per portare avanti il processo di associazione della Romania, sono stati ripristinati l'ordine e la sicurezza, e il Paese ha cominciato a riprendere la strada della crescita. Dal punto di vista turistico, la Romania offre un’alta qualità sia dei servizi, sia dei patrimoni culturali e paesaggistici. Le bellezze naturali, i borghi antichi, le tradizioni millenarie, le eccellenze gastronomiche, l’ospitalità e un’atmosfera sospesa nel tempo rendono la Romania una terra dalle infinite e inattese sorprese.

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